23 marzo 2017
Aggiornato 19:00
L'appello degli scienziati

«No a manipolazioni del genoma umano che si possono ereditare»

La presa di posizione è stata elaborata in un convegno a Washington organizzato dall'Accademia nazionale delle scienze Usa dall'Istituto di medicina, dall'Accademia delle scienze cinese e dalla Royal Society di Londra.

WASHINGTON - Un gruppo di scienziati internazionali ha lanciato un appello per una moratoria sulle manipolazioni del genoma umano che possono esser trasmesse per via ereditaria. Secondo il gruppo sarebbe «irresponsabile procedere» fino a una migliore valutazione dei rischi e finchè non ci sarà «un ampio consenso nella società sull'appropriatezza» di eventuali manipolazioni. Secondo il gruppo comunque, man mano che il sapere nel campo delle manipolazioni del genoma avanza, sarà possibile riesaminare «su base regolare» la questione delle modifiche permanenti del patrimonio genetico umano.

La presa di posizione è stata elaborata in un convegno a Washington organizzato dall'Accademia nazionale delle scienze Usa dall'Istituto di medicina, dall'Accademia delle scienze cinese e dalla Royal Society di Londra. Tutti enti senza poteri regolatori, ma con una grande autorità morale. Nel 1975 limitazioni dello stesso genere richieste in un convegno scientifico internazionale in California furono rispettate dagli scienziati di tutto il mondo. «La questione predominante è quando, se mai, vorremo usare le modificazioni genetiche per cambiare il patrimonio ereditario umano» ha detto lo scienziato David Baltimore aprendo il convegno.

La riunione è stata decisa dopo l'invenzione, tre anni fa, di una tecnica per manipolare in modo semplice e preciso il Dna umano. La tecnica, nota con il nome di Crispr-Cas9 e ora ampiamente diffusa, consente ai medici di alterare la linea germinale umana, che comprende sperma e ovuli, per curare malattie genetiche e modificare tratti fisici e mentali sgraditi. A differenza della terapia genica, tecnica medica accettata che altera i tessuti umani ordinari, le modifiche della linea germinale verrebbero ereditate dai figli del paziente e quindi contribuirebbero a modifiche permanenti del patrimonio genetico dell'umanità, alterando in linea di principio la natura della specie umana.

Per decenni la capacità di modificare il genoma umano ereditabile è stata vista come una scelta cruciale, rinviabile perchè le tecniche a disposizione non la consentivano con facilità. Ma la tecnica Crispr-Cas9 improvvisamente ha reso possibile la svolta e il lungo dibattito teorico ora deve lasciare il posto a scelte concrete. Secondo alcuni biologi le modifiche permanenti del genoma vanno proibite, altri sostengono che la ricerca in questo campo va perseguita vigorosamente.

Finora è stato pubblicato solo un esperimento sulla linea germinale umana, all'università Sun Yat-sen di Guangzhou, in Cina. L'esperimento, che ha modificato embrioni umani, era clinicamente difendibile, dato che tutti gli embrioni erano portatori di un difetto cromosomico che li rendeva inutilizzabili, e ha fornito un salutare avvertimento: tutto quel che poteva andare storto è andato storto. In particolare la tecnica di editing ha prodotto tagli del genoma dove non avrebbero dovuto esserci.

Vari scienziati al convegno hanno parlato della possibilità di correggere malattie genetiche tagliando e incollando sequenze ricombinate nei geni devianti. Ma altri hanno notato che non c'è una richiesta medica pressante per questo tipo di manipolazione perchè le malattie causate da un singolo gene mutante sono rare. L'editing dei geni ereditari è inapplicabili nel caso di malattie diffuse come il cancro o il diabete, in cui la componente ereditaria è presente in numerosi geni. Anche nel caso di difetti di un singolo gene, noti come mendeliani, la modifica della linea germinale non serve perchè i genitori sono in grado di produrre figli sani con la fecondazione in vitro. Ma in alcuni casi, quando ad esempio un genitore ha due copie di una malattia genetica dominante, come la corea di Huntington, la modifica della linea germinale può essere l'unico modo di mettere al riparo i figli dalla malattia.