Salute e animali

Accarezzare e abbracciare i gatti può essere molto pericoloso per la propria salute

La malattia del graffio non si trasmette solo in seguito a una ferita, ma anche dal semplice contatto con l’animale. E le conseguenze per la salute umana sono molto più serie di quanto si credeva

I gatti possono trasmettere la malattia del graffio al solo contatto con il pelo (© Alena Haurylik | Shutterstock)

I gatti possono trasmettere la malattia del graffio al solo contatto con il pelo (© Alena Haurylik | Shutterstock)

Nuovo arrivato in famiglia? È indubbio che il nuovo ospite sarà oggetto di infinite coccole e abbracci. Ma attenzione però: se si tratta di un gattino potresti mettere a serio rischio la tua salute. A suggerirlo è un nuovo studio sostenuto dagli US Center for Disease Control and Prevention (CDC). Il motivo? La malattia del graffio si trasmette in modi ben diversi da quelli ipotizzati fino a ora.

Sotto accusa anche la pelliccia dell’animale
Bella, morbidosa e tutta da arruffare: è la pelliccia del gatto che attira carezze da chiunque gli passi accanto. Ed è proprio questa che potrebbe trasmettere all’essere umano la cosiddetta malattia del graffio. Ovviamente senza che vi sia nessun reale graffio. Secondo quanto pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases, tale patologia può infettare l’uomo attraverso un semplice contatto del pelo con i nostri occhi, la bocca o il naso. Inoltre, le complicazioni da malattia del graffio sono peggiori di quanto si pensino.

  • Approfondimento: I sintomi più comuni della malattia del graffio
    In seguito al contatto con il gatto, la malattia può provocare dapprima una papula che, con il passare del tempo si evolve in crosta. La patologia dura circa quattro mesi, periodo in cui si possono sviluppare anoressia, adenite, convulsioni e poi dolori addominali, al collo, muscolari e alle ossa. Le parotidi e i linfonodi potrebbero apparire ingrossati. Può presentarsi anche meningite, mal di testa, ingrossamento della milza e vomito.

Il pericolo maggiore sono i cuccioli
Il lato ancora più negativo di tutta la faccenda è che la trasmissione della malattia del graffio è notevolmente superiore se si viene a contatto con un gattino di età inferiore ai 6 mesi. Il motivo del pericolo risiederebbe nella presenza di un batterio denominato Bartonella henselae, largamente diffuso dalle pulci. Della patologia si sa che dopo circa una settimana – dal graffio o dal morso – si forma una sorta di vescicola che degenera in una vera e propria adenopatia. Il soggetto potrebbe accusare febbre, atralgia e anoressia e in sintomi potrebbero durare svariati mesi.

  • Sapevi che…?
    La malattia del graffio è anche chiamata Linforeticolosi benigna o Cat Scratch Disease, in inglese. È stata riconosciuta per la prima volta nel 1931. È considerata una delle cause più frequenti delle adenopatie croniche.

Conseguenze molto serie
Non pensiate che questa sia una di quelle ricerche campate in aria e nata quasi dal nulla. Gli scienziati ci hanno lavorato per oltre quindici anni prima di arrivare a tali conclusioni. Il lavoro ha coinvolto 12mila persone malate, di cui 500 con ricovero ospedaliero obbligatorio. E dallo studio è emerso che la malattia del graffio può avere conseguenze ben più serie di quelle che ci aspettavamo. In particolare, i soggetti immunodepressi, i bambini o le persone anziane possono vedere sfociare la patologia in una infezione pericolosa per cervello e cuore.

Che fare, dunque?
A questo punto non ci resta altro da fare che prevenire. Il miglior modo per evitare la malattia del graffio è quello di evitare il contatto con la pelliccia dell’animale. E se proprio la tentazione è troppo più forte, è necessario adoperare accorgimenti igienici molto rigorosi. In primis, lavarsi le mani dopo il contatto. Dopodiché non dimenticare mai di utilizzare prodotti antipulci. Va da sé che il gatto che sta più tempo in casa potrebbe aver un rischio minore di essere parassitato da pulci. Vietato, però, baciarlo o farsi baciare, in questo caso la diffusione del batterio nel nostro organismo è pressoché assicurata.

Dei cani dobbiamo preoccuparci?
Viene da chiedersi se anche i cani potrebbero essere veicolo di questa malattia. A oggi, purtroppo, non vi sono studi sufficienti che possano attestarne la reale pericolosità. Tuttavia, va detto che negli ultimi anni sono stati segnalati casi di osteomielite, peliosi epatica e linfoadenopatia in bambini in età pre-adolescenziale e infettati da un cane. Altri batteri simili generalmente presenti nel cane (Bartonella vinsonii subsp. Berkhoffii) hanno evidenziato un rischio di endocardite nell’uomo. Insomma, con gli animali non si può stare poi così tranquilli. È necessaria l’igiene rigorosa delle mani al termine del contatto e di tutti i luoghi in cui gli animali soggiornano nella nostra casa.