Salute

Inquinamento acustico, le città sono troppo rumorose. A Palermo la maglia nera

L’inquinamento acustico affligge le città italiane. Un problema non solo di rumore, ma che ha ripercussioni sulla salute. Tra le più chiassose c’è Palermo, ma le altre grandi città non sono da meno

Rumore in città, l'inquinamento acustico affligge l'Italia (© Fotos593 | Shutterstock.com)

Rumore in città, l'inquinamento acustico affligge l'Italia (© Fotos593 | Shutterstock.com)

ROMA – A rompere i timpani, e non solo, ci pensano auto, camion, bus, motorini… e poi ancora le sirene e i clacson. Insomma, un bel concerto che ogni giorno – e spesso anche di notte – accompagna la vita di chi abita in città. E fosse solo il rumore, l’inquinamento acustico infatti ha delle ripercussioni serie anche sulla salute, sia fisica che mentale. Un’indagine condotta da Amplifon rivela che le città italiane sono ‘malate’ di rumore, con Palermo su tutte. Ma anche le altre non stanno meglio.

Primi in Europa
Non è certo un motivo d’orgoglio e non c’è di che vantarsi. Ma le città della penisola sono tra le più rumorose d’Europa. L’Italia, difatti, batte il Vecchio continente con un bel 49,4% di esposizione al rumore contro una media del 42,9%. Al secondo posto, dopo la nostra Penisola, c’è la Francia con il 49,1% di esposti, mentre i più silenziosi sono i Paesi Bassi (Olanda) con il 33,7% di esposti.
Il fracasso che accompagna la vita dei cittadini è in media di 82,2 dB, ma arriva in certi casi anche a 92,6 decibel. Gli esperti del suono sanno che già tra i 70 e i 90 dB si prova fastidio, per arrivare a problemi quali nausea e sordità temporanea quando esposti a 100 dB, mentre si hanno vertigini e mal di testa con 110 dB per arrivare alla soglia del dolore tra i 120 e i 150 dB. Gravi danni all’udito si hanno quando i decibel arrivano a 160-180. Per fare un esempio, un jet in volo arriva emettere 140 dB e un martello pneumatico o una sirena 120 dB.

Le differenze nelle città
Ecco dunque le differenze tra le città, che eleggono Palermo, con i suoi 92,6 dB di media, come la città più rumorosa. Nella fascia oraria compresa tra le ore 12.00 e le 14.00, qui si arriva a superare la soglia critica fissata dall’Organizzazione mondiale della sanità per evitare danni all’udito, che è di 90 dB. Secondo l’indagine, presentata in occasione dell’European Mobility Week e condotta in 20 centri urbani d’Italia, le città italiane sono letteralmente inquinate dal suono. Dopo Palermo, a detenere il triste primato c’è Firenze, con i suoi 88,6 dB di media, e poi Torino con 86,8 dB, seguite da Milano e i suoi 86,4 dB, Roma (86 dB), Bologna (85 dB) e Napoli con 84,7 decibel. Quanto a frastuono, si vive meglio in città come Catanzaro, con i suoi ‘soli’ 75 dB, e poi Bari con 75,2 dB e Potenza con 75,6 dB. Ma, anche se questi valori son più bassi di altri, sono comunque preoccupanti, avvertono gli esperti. Leggendo questi numeri, infatti, bisogna tenere conto che vivere laddove il rumore supera costantemente i 60 dB si ritiene essere legato a un aumento del 4% della mortalità, al 5% di maggiori probabilità di essere vittime di un ictus, per finire con un aumento dell’obesità e di tutte le conseguenze negative.

Saltano i nervi
Il rumore non ha ripercussioni soltanto sulla salute fisica ma, come risaputo, anche su quella mentale. Tanto che le persone esposte al frastuono continuo sono spesso in preda a nervosismo, sbalzi d’umore, ansia, preoccupazione rispetto a coloro che vivono in zone più silenziose. Il tasso di incidenza di problemi mentali o nervosi è in media del 6% per i casi di irritabilità, 4% per i disturbi del sonno, 6% per emicrania e mal di testa, 5% per problemi di concentrazione. Senza contare un 7% di problemi all’udito come un calo chiaramente percepito e un 4% di ronzii alle orecchie, acufeni e tinnito. Nel totale, il peggioramento della funzione uditiva nel tempo arriva a un 11%. I più colpiti, sia sul piano fisico che mentale, secondo l’indagine sono le donne (il 56%) con un’età media di 47 anni, e che svolgono lavori come impiegate o insegnanti. Le cose vanno un po’ meglio per i pensionati (16%) e le casalinghe con un 11%.

Il rumore ha invaso le nostre vite
«Il rumore del traffico ha invaso le nostre città e le nostre vite – commenta all’ADNKronos, Guido Conti, responsabile Unità operativa di audiologia-Istituto di clinica otorinolaringoiatrica, Fondazione Policlinico universitario Gemelli di Roma – Si calcola che in Europa oltre il 50% delle persone che vive in aree urbane con oltre 250 mila abitanti sia esposto a un rumore da traffico stradale medio di 55 decibel: proprio il livello sonoro oltre cui, secondo l’Oms, si possono temere rischi per la salute. Le strade italiane, poi – prosegue Conti – arrivano spesso a superare anche gli 85 dB e ciò è preoccupante se si pensa che il rumore, anche a livelli inferiori, può interferire con la comunicazione verbale, quindi con la concentrazione, lo stato di stress, il rendimento scolastico e lavorativo, fino a diventare causa di incidenti. A questi effetti sono più esposti gli anziani, i bambini e chi già presenta disturbi di udito e comunicazione».

Altri effetti negativi
L’esperto ricorda che il frastuono può causare anche altri effetti negativi. Per esempio, «il rumore può causare insonnia e sonnolenza notturna e favorire l’obesità. Ancora più allarmante è la correlazione, probabilmente mediata dagli effetti sui sistemi neuro-vegetativo ed endocrino e sul ritmo sonno-veglia, tra rumore urbano e ipertensione arteriosa, ischemia cardiaca, accidenti cerebro-vascolari e mortalità in generale. Altrettanto preoccupanti sono i possibili effetti dannosi del rumore sull’apprendimento e sullo sviluppo cognitivo dei bambini. Non bisogna infine dimenticare le conseguenze sull’udito. L’esposizione sonora, a partire da livelli di 75-85 dB, può danneggiare l’organo sensoriale causando un deficit uditivo irreversibile, che peggiora con l’aumento del livello e della durata dell’esposizione».