25 marzo 2017
Aggiornato 22:30
Pediatria

Terremoto, come parlarne ai bambini. Gli utili consigli dei pediatri SIPPS

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale al fianco dei più piccoli anche nei drammi come il terremoto. Dagli esperti tutti i consigli per parlarne con i bambini, tenendo presente che ognuno di loro ha una sensibilità e un vissuto propri

Terremoto, dai pediatri i consiglio per parlarne ai bambini (© Domagoj Burilovic | shutterstock.com)

ROMA – Sono ormai dieci giorni che la terra ha tremato nel Centro Italia, portando con sé dolore, disperazione, paura e distruzione. Da quel mattino del 30 ottobre, la vita di numerose persone è cambiata radicalmente. Nonostante il comprensibile caos, per fortuna la macchina dei soccorsi ha risposto prontamente. I terremotati hanno così potuto avvalersi dell’opera meritoria di tutti coloro che sono intervenuti per prestare soccorso e offrire il proprio aiuto.

La parte dei pediatri
Del lungo elenco di tutti coloro che si sono prodigati per offrire aiuto, fanno ovviamente parte anche i pediatri. «Non possiamo esimerci dal fornire alle famiglie un aiuto concreto – dichiara il dott. Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale – non soltanto sanitario ma anche psicologico, a maggior ragione se, come nel caso del terremoto di Umbria e Marche, l’evento sembra non giungere mai a conclusione».

Un impatto che destabilizza
«L’impeto travolgente e distruttivo del terremoto destabilizza – spiega la dottoressa Mery Azman, esperta in counseling a Milano – incute sconcerto e diffonde una sensazione di impotenza; ridisegna la geografia del territorio, cancella i ricordi, segna in maniera incisiva la memoria storica del luogo e intacca le stesse radici culturali, sociali e lavorative degli abitanti: in altre parole, cancella i punti di riferimento e impone l’accettazione inoppugnabile di perdite umane e materiali e l’adattamento a nuove abitudini di vita. Compito delicato e gravoso del pediatra – prosegue la Azman – è quello di sostenere i genitori affinché, a loro volta, possano aiutare i propri figli a superare i momenti più critici».

Ecco come parlarne con i bambini
Dai pediatri SIPPS, ecco, in sintesi, qualche indicazione pratica per parlare di terremoto con i bambini, tenendo presente che ognuno di loro ha una sensibilità e un vissuto propri:
• Valorizzare gli esempi di solidarietà, non soltanto dei vicini e di chi è presente sul territorio ma dell’intera nazione: il calore umano dà forza e aiuta a vincere il senso di solitudine e abbandono che tende a diffondersi spontaneamente dopo una catastrofe
• Trovare spunti in grado di creare aspettative stimolanti e tali da giustificare sofferenze e disagi di cui è sempre opportuno sottolineare il carattere di eccezionalità e temporaneità: si ricostruirà una casa più bella e sicura, in cui il bambino potrà proiettarsi con la sua fantasia, la scuola sarà colorata e spaziosa, il paese risorgerà sarà più bello di prima e così via
• Individuare sempre gli aspetti positivi di ogni situazione, evitando di manifestare apprensione: le case provvisorie, per esempio, pur senza offrire tutti i comfort, promuovono la socializzazione, creando vere comunità in cui tutto, dalle gioie ai timori, dalle ansie fino alle speranze, viene condiviso
• Utilizzare approcci differenti a seconda dell’età del bambino: ai più piccoli, per spiegare il terremoto, possono bastare racconti di fantasia, mentre ai più grandi è fondamentale illustrare come comportarsi durante una scossa sismica ed eventualmente prestare aiuto a chi ne dovesse avere bisogno. In ogni caso è bene rispondere a ogni domanda, anche se ripetitiva, cercando di comprenderne la ragione intima
• Aiutare sempre il bambino a esternare ciò che prova e a dare un nome alle proprie emozioni, facendolo sentire protetto: il disegno, per esempio, è un ottimo strumento espressivo in ogni fascia d’età, che può assumere una valenza perfino terapeutica.
• È sempre opportuno che sia il bambino a gestire i propri ricordi: non è produttivo rievocare le sue reminiscenze o esprimere nostalgia per ciò che non esiste più, ma vivere piuttosto nel presente guardando al futuro e lasciando che sia lui a manifestare, in maniera più o meno diretta, le sue paure e i suoi bisogni di rassicurazione
• Un messaggio importante è che i terremoti, al pari di nubifragi, uragani o siccità, sono eventi naturali e in alcuni luoghi si verificano con maggiore frequenza o probabilità, ed è importante essere preparati ad affrontarli: i genitori sono un modello di riferimento per i bambini e la ripresa il più precocemente possibile delle ordinarie attività quotidiane, nella misura del possibile, nonché un impegno concreto, qualunque esso sia, nel dare aiuto chi ha più bisogno sono esempi eloquenti e istruttivi
• Intercettare e segnalare al pediatra i possibili segnali di ansia e disagio che, in molti casi, sono mascherati da sintomi senza apparente causa organica, quali per esempio, mal di testa, mal di pancia, diarrea, dolori più o meno vaghi, che potranno richiedere un approccio specifico.

Il ruolo dello psicologo d’emergenza
Una figura che riveste particolare importanza in queste situazioni è lo psicologo dell’emergenza: «Si tratta – informa Piercarlo Salari, pediatra a Milano e responsabile del Gruppo di lavoro per il sostegno alla genitorialità SIPPS – di uno specialista che studia i processi psicologici (psicofisiologici, cognitivi, emotivi, relazionali e comportamentali) attivati in situazioni fuori dall’ordinario, che mettono alla prova le capacità di adattamento e il benessere delle persone. Si occupa delle persone direttamente coinvolte negli eventi critici (vittime primarie), dei loro familiari e amici, dei testimoni dello stesso evento (vittime secondarie), dei soccorritori (vittime terziarie) e della comunità dove sono avvenuti gli accadimenti traumatici. Contribuisce anche a organizzare i soccorsi in modo da facilitare la programmazione e lavorano in termini di prevenzione». «La Psicologia dell’emergenza – conclude Salari – coniuga dunque i contributi di vari ambiti disciplinari: dalla medicina alla sociologia, a varie aree psicologiche come quelle della psicologia clinica, sociale, della comunicazione, ambientale, dello sviluppo, di comunità e della salute. Gli psicologi dell’emergenza costituiscono una risorsa preziosa, e complementare al pediatra, in grado di offrire ai genitori un aiuto qualificato in tutti gli ambiti della sfera psico-comportamentale nelle situazioni in cui si rende necessario un approccio multidisciplinare per superare una catastrofe purtroppo non prevenibile e non governabile come il terremoto».