22 marzo 2017
Aggiornato 23:00
Società

Padre soffoca la figlia di tre mesi: arrestato. Aveva pure chiesto il risarcimento dai medici, ma è risultato malato

Un uomo di 29 di Bari è stato arrestato per aver soffocato la figlia di 3 mesi ricoverata in ospedale. Giuseppe Difonzo, già detenuto per violenza sessuale su una minorenne, avrebbe agito con premeditazione, per poi chiedere i danni ai medici. Ma è risultato affetto dalla Sindrome di Munchausen, che induce ad attirare l’attenzione su di sé

Una bimba soffocata dal padre con la Sindrome di Munchausen (© margo_black | shutterstock.com)

BARI – Un omicidio terribile quello di una neonata di soli tre mesi a opera del padre. Il 29enne Giuseppe Difonzo non sarebbe nuovo a fatti criminosi, era già infatti detenuto per violenza sessuale su una minorenne figlia di un’amica della convivente. Ora è stato arrestato grazie alla testimonianza di un bambino di tre anni che avrebbe assistito al fatto il giorno precedente.

Omicidio premeditato
L’uccisione per soffocamento della piccola Emanuela, risalente alla notte fra il 12 e il 13 febbraio, sarebbe stato premeditato secondo i Pm. Il padre avrebbe infatti tentato più volte di soffocare la figlia, che era stata poi ricoverata più volte. La nuova ordinanza cautelare è stata emessa dal Gip del tribunale di Bari Roberto Olivieri del Castillo, su richiesta del Pm Simona Filoni.

La dinamica
Secondo la testimonianza del bambino, sottoposto ad ascolto protetto, il 12 febbraio verso mezzogiorno si trovavano nella stanza dell’ospedale soltanto la piccola Emanuela, il padre e il bambino testimone oculare, anch’esso ricoverato, coricato nel lettino accanto. Il Difonzo avrebbe cercato di distrarre il bimbo facendolo giocare con il suo telefonino. Dopo di che si sarebbe avvicinato alla figlia, e poi le avrebbe premuto con le mani su fronte, bocca, collo e pancia. La bambina, poco dopo ha iniziato a stare male, ed è stato necessario l’intervento di medici e infermieri per salvarle la vita. Forse non pago di quanto fatto, il Difonzo avrebbe ritentato dodici ore dopo, questa volta riuscendo nell’intento: la bambina infatti è deceduta per soffocamento.

Molti ricoveri
Nel periodo che andava dal 19 novembre 2015 al giorno della sua morte, il 13 febbraio 2016, la piccola Emanuela era stata ricoverata ben 76 volte. L’ultimo è stato quello dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari. Dopo aver saputo di tutti questi ricoveri, il personale sanitario si è giustamente insospettito. È così stato avvisato il Tribunale di Minori, dato che la bimba non manifestava alcun sintomo come difficoltà respiratorie né patologie tali da giustificare un ricovero per problemi respiratori. In sostanza, fino al tragico giorno, la piccola stava bene.

La bruta verità
Dopo l’ultimo episodio, che purtroppo è culminato con la morte della piccola, le indagini hanno potuto accertare che Emanuela era stata vittima di «azioni aggressive e violente ordite ai suoi danni dal padre, soggetto portatore della Sindrome di Munchausen». Quanto scoperto dagli inquirenti assume una doppia inquietante valenza: possibile che non ci sia accorti prima di quanto stesse accadendo nella famiglia? A maggior ragione se il padre era affetto da una patologia psichiatrica come quella che induce le persone affette a cercare di attirare su di sé l’attenzione. E, ancora di più, se si tiene conto che il Difonzo era stato ricoverato già 28 volte nel corso degli anni, di cui una volta per aver simulato un tentativo di suicidio. Il bisogno inconscio di ricevere attenzioni spinge, in questo caso, la persona a mettere in atto drammi personali al fine di rafforzare le relazioni, come quella per esempio con i medici e il personale sanitario. Solo che a rimetterci è stata una bimba di soli tre mesi di vita.