25 marzo 2017
Aggiornato 22:30
Intestino e salute

Malattia di Parkinson: la chiave risiede nell’intestino

Ancora conferme sul ruolo del microbioma intestinale nei confronti della malattia di Parkinson. Una possibile strada verso nuove terapie?

Malattia di Parkinson e microbioma intestinale (© Wright Studio | Shutterstock)

Il microbioma intestinale è un universo incredibile, in fase di esplorazione, che non smette mai di stupirci. Ancora una volta si è infatti trovata una connessione tra la popolazione che abita il nostro intestino e una malattia che affligge un sempre più vasto numero di persone: il Parkinson.

Un trapianto di batteri
Durante uno studio condotto dal California Institute of Technology, alcuni ricercatori hanno trattato alcuni topi con una malattia molto simile a quella che noi definiamo malattia di Parkinson. Ai piccoli animali è stato effettuato un trapianto di batteri intestinali provenienti da pazienti affetti da Parkinson. Il risultato? La malattia si è aggravata.

Batteri intestinali Vs cervello
Maarten Rikken, di ResearchGate News ha intervistato il dottor Timothy Sampson, primo autore dello studio, per comprendere appieno il ruolo del microbioma intestinale nello sviluppo di patologie come quella di Parkinson. Il ricercatore spiega come i nostri batteri intestinali giochino un ruolo fondamentale sia nel metabolismo che nella funzione immunitaria. Il loro studio era proprio volto a comprendere se poteva esserci anche una connessione tra il microbiota e le funzioni cerebrali. L’associazione più logica, spiega Sampson a ResearchGate News, è che le persone affette da Parkinson molto spesso sperimentano disfunzioni gastrointestinali che precedono i sintomi motori. Il che fa pensare ci sia una stretta relazione tra funzioni intestinali e sviluppo della malattia.

La malattia di Parkinson

La malattia di Parkinson (© Moj0j0 | Shutterstock)

Le scoperte degli scienziati
Ciò che hanno scoperto i ricercatori è che i microbi intestinali che derivano da individui affetti da Parkinson possono peggiorare di gran lunga le funzioni motorie nei modelli animali. Tutto ciò però non avviene se i batteri vengono prelevati da individui sani.

Tutta colpa dei batteri intestinali
Già ricerche precedenti avevano trovato un’associazione tra malattia di Parkinson e popolazione intestinale. Il nuovo studio è riuscito a dimostrare che alcuni tipi di popolazioni hanno conseguenze importanti sullo sviluppo e la progressione della malattia. Questa scoperta potrebbe portare allo studio di nuovi trattamenti farmacologici. Per esempio, affermano gli scienziati a Researchgate News, si potrebbe pensare che la rimozione di determinati ceppi batterici possa portare alla risoluzione della malattia o, quantomeno, ridurne i sintomi. Oppure, si potrebbe capire quali batteri ci sono negli individui sani e che mancano a quelli malati, fornendo loro un potenziale trattamento probiotico. Ma ancora non si sa niente di certo.

La genetica che ruolo svolge in tutto questo?
I ricercatori affermano che vi sono alcuni marcatori genetici che evidenziano la malattia. Tuttavia, tali marcatori si presentano sono nel 10% dei malati di Parkinson. I nuovi risultati, invece, potrebbero indicare che la funzione del microbioma intestinale potrebbe interagire con background genetici, influenzando la malattia. Ma anche questo è ancora in fase di studio per poter fornire una risposta certa.

Il ruolo dell’intestino nella malattia di Parkinson
Già ricerche precedenti [1] avevano evidenziato la stretta relazione tra intestino e malattia di Parkinson. Un’eccessiva stimolazione del sistema immunitario innato, spesso derivante da disbiosi intestinale o permeabilità intestinale, induce un’infiammazione sistemica. Ma non solo: l’attivazione dei neuroni enterici e delle cellule Gliali sembra contribuire all’accumulo dell’alfa-sinucleina, proteina implicata nella malattia di Parkinson, nelle cellule nervose. Ecco perché comprendere le interazioni dell’asse cervello-intestino-microbiota dovrebbe portare a una diagnosi precoce della malattia di Parkinson e a una sua terapia. Insomma, è indubbio che una nuova strada si sia aperta, adesso sta agli scienziati percorrere la giusta via.

[1] World J Gastroenterol. 2015 Oct 7; 21(37): 10609–10620. Published online 2015 Oct 7. doi: 0.3748/wjg.v21.i37.10609 PMCID: PMC4588083 Brain-gut-microbiota axis in Parkinson's disease Agata Mulak and Bruno Bonaz