22 marzo 2017
Aggiornato 23:00
Vaccini

Coperture vaccinali: la SIPPS «con il calo vaccinazioni si corre il rischio della ricomparsa di infezioni da anni debellate»

Secondo la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, con il calo delle vaccinazioni si corre il rischio della ricomparsa di infezioni da anni debellate. Ma le iniziative di Regioni e città per garantire il diritto alla salute dei bambini è meritevole

Calo delle vaccinazioni: si rischia il ritorno di malattie debellate (© NatUlrich | shutterstock.com)

ROMA – Di recente pubblicati dal Ministero della Salute, i dati sulle coperture vaccinali nazionali a 24 mesi per l’anno 2015 parlano chiaro: quelle nei bambini nati nell’anno 2013 confermano che la tendenza alla diminuzione non si arresta. Un pericolo, questo, secondo la Sipps (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale), poiché «con il calo delle vaccinazioni si corre il rischio della ricomparsa di infezioni da anni debellate».

Sotto la soglia
Secondo i pediatri della Sipss, questo è il secondo anno consecutivo che il valore medio nazionale riguardo le vaccinazioni è stato inferiore alla soglia di sicurezza del 95% raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Questa soglia, nel 2015 è stata raggiunta nel solo da 6 su 21 Regioni P.A. per il vaccino esavalente, e da nessuna per il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia.

Si è persa l’immunità di gregge
Quale effetto collaterale del calo delle vaccinazioni, si è arrivati al punto da non poter più garantire il mantenimento della ‘immunità di gregge’. Per questo si corre il rischio della ricomparsa di infezioni da anni debellate, e della ripresa di altre la cui incidenza si stava riducendo. Queste infezioni, sottolinea la Sipps, potrebbero colpire non solo coloro che per decisione propria o dei loro genitori non sono stati vaccinati, ma anche tutti quelli che non possono essere vaccinati per motivi medici, o perché troppo piccoli, o non hanno ancora completato il ciclo vaccinale oppure non hanno risposto alla vaccinazione.

La legge sui Servizi educativi per la prima infanzia
E’ nata proprio dalla constatazione di questo pericoloso fenomeno la legge sui "Servizi educativi per la prima infanzia», approvata lo scorso 23 novembre dalla Regione Emilia Romagna. Questa ha stabilito che «al fine di preservare lo stato di salute sia del minore sia della collettività con cui il medesimo viene a contatto, costituisce requisito di accesso ai servizi educativi e ricreativi pubblici e privati, l’avere assolto da parte del minore gli obblighi vaccinali prescritti dalla normativa vigente». Il che vuol dire che i bambini da 0 a 3 anni, per essere ammessi al nido, devono essere stati vaccinati contro la poliomielite, la difterite, il tetano e l’epatite B in quanto questi vaccini sono «obbligatori». «Ai fini dell’accesso, la vaccinazione deve essere omessa o differita solo in caso di accertati pericoli concreti per la salute del minore in relazione a specifiche condizioni cliniche».

La prima città italiana
Dal 29 novembre 2016, poi, Trieste è divenuta la prima città italiana a prevedere l’obbligo di vaccinazione antidifterica, antitetanica, antipolio e antiepatite B per i bimbi che frequentano i nidi (fascia di età 0-3 anni) e le scuole dell’infanzia (4-6 anni). I genitori che nel 2017 vorranno far frequentare ai figli queste scuole dovranno presentare un ‘autocertificato di vaccinazione’. A ruota, segue la Regione Veneto che nel 2008 aveva abolito l’obbligatorietà delle vaccinazioni, mentre ora ha invece previsto delle misure straordinarie per il recupero delle coperture vaccinali senza reintrodurre l’obbligo. I genitori dovranno presentare un certificato vaccinale all’atto dell’iscrizione ai nidi e alle scuole dell’infanzia: l’elenco degli iscritti con la documentazione vaccinale acquisita verrà trasmesso al Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’azienda Ulss di riferimento, che fornirà un parere sul rischio di ammissione del bambino non vaccinato in rapporto al tasso di copertura del territorio, alla situazione epidemiologica e anche della presenza nella comunità infantile di bambini che non possono essere vaccinati per specifiche condizioni di salute.

Tenere d’occhio la situazione
«La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale – fa notare il dott. Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS – segue con attenzione l’evolversi della situazione. Il calo delle coperture vaccinali è quanto mai pericoloso, richiede l’immediata applicazione di meccanismi atti a invertire l’attuale tendenza ed a garantire in tempi rapidi l’innalzamento delle coperture vaccinali».

Si perde la percezione del rischio
«In un paese come l’Italia, dove grazie ai vaccini molte malattie gravi prevenibili con le vaccinazioni sono quasi scomparse, un crescente numero di famiglie non ha più la percezione dei rischi che queste malattie comportano – aggiunge il dottor Pier Carlo Salari, Coordinatore del Gruppo di lavoro per il sostegno alla genitorialità SIPPS – Occorre dialogare con i genitori, ascoltandoli con attenzione, manifestando comprensione per i loro dubbi e le loro paure, illustrando con chiarezza i danni causati dalle malattie, i rischi derivanti dai vaccini, che molti pensano che siano tenuti nascosti, e i vantaggi che le vaccinazioni assicurano ai loro figli».

Non negare il diritto di vivere in sicurezza
«I genitori che contestano i vaccini – sottolinea il prof. Luciano Pinto, vice-Presidente SIPPS Campania – rivendicano il diritto ad una propria decisione autonoma, ma non possono ignorare il diritto degli altri, e in particolare dei propri figli, di vivere in sicurezza. Bisogna ricordare alle famiglie che le vaccinazioni rientrano nella responsabilità genitoriale [l’ex ‘patria potestà’] secondo il criterio dell’interesse superiore del fanciullo e del suo diritto a essere vaccinato: la decisione dei genitori di non vaccinare un proprio figlio solo per una propria convinzione non può prevalere sul diritto di un bambino a essere protetto mediante le vaccinazioni che, come è stato autorevolmente riconosciuto anche in una recentissima sentenza del Tribunale di Padova, rispondono all’interesse del minore». «Ben vengano le misure che oggi le Regioni e le Città propongono, per garantire il diritto alla salute dei bambini e delle comunità in cui essi vivono: sono esempi da seguire su tutto il territorio nazionale», conclude il Presidente SIPPS, Di Mauro.