19 febbraio 2017
Aggiornato 21:30
Società

No ai migranti senza certificato medico, condannato il sindaco di Alassio perché ritenuto razzista

Voleva difendere la salute dei cittadini, invece è stato accusato di razzismo e condannato a pagare una multa da 3.750 euro. Il sindaco di Alassio è finito sotto i riflettori dopo l’ordinanza emessa per motivi di sanità pubblica che vietava il sostare nel Comune ai migranti senza certificato medico

Immigrati, un problema di non facile soluzione (© Anjo Kan | shutterstock.com)

ALASSIO – Il sindaco Enzo Canepa della cittadina ligure, Alassio, è stato condannato a pagare un’ammenda di 3.750 euro per una ordinanza ritenuta razzista. Il primo cittadino aveva agito per proteggere la salute dei cittadini, vietando nell’estate del 2015 (a seguito dell’ondata migratoria) la permanenza ad Alassio per le persone (migranti) senza adeguata certificazione medica. Il provvedimento era probabilmente stato preso dopo che si constatato come alcuni migranti arrivino in Italia affetti da malattie come, per esempio, la tubercolosi o la scabbia.

Perché?
I perché di questa ordinanza lo spiega lo stesso sindaco Canepa su Savonanews: «In quel periodo l’Italia e in particolare la Liguria e Ventimiglia stavano ricevendo un’ondata migratoria consistente e si erano verificati diversi problemi sanitari legati al pericolo circa la diffusione di malattie infettive come ad esempio la scabbia o altre. Per questo la decisione di emettere questa ordinanza». L’ordinanza è però stata accolta male in alcuni ambienti, e subito si sono scatenate polemiche, sono stati fatti esposti, ricorsi al Tar e via discorrendo.

Razzista
Definito dunque razzista da chi non vedeva di buon occhio l’ordinanza, il sindaco si è visto arrivare una multa piuttosto salata. «Era stato fatto un esposto al Tar, non ammesso perché chi lo aveva proposto non era stato leso in alcun diritto personalmente, ma una settimana fa circa mi è arrivato il decreto penale di condanna al pagamento di una sanzione perché è stato ritenuto che io abbia emesso questo provvedimento ad Alassio con un dolo e fini razziali». «La cosa mi lascia esterrefatto – commenta Canepa – perché non ho mai avuto alcun intento di questo genere. Non sono razzista e anche leggendo l’ordinanza si evince come alla base della stessa fossero esclusivamente motivi sanitari. Faremo opposizione e si andrà a processo a questo punto. Sono sereno e rifarei ogni cosa».

Non è il solo
Forse è bene ricordare che il sindaco di Alassio non è il solo ad aver emesso un’ordinanza del genere. Proprio per lo stesso motivo sanitario sono anche altre le Amministrazioni comunali che hanno agito in tal senso. Ci si deve dunque aspettare che altri provvedimenti pecuniari siano presi per questi sindaci, con la stessa accusa di razzismo? Vedremo.

Solidarietà
Accanto a chi probabilmente plaude al provvedimento disciplinare, c’è chi invece è solidale con il sindaco. Uno di questi è il Consigliere Regionale Angelo Vaccarezza: «Quindi ricapitoliamo: siamo in Italia e questo è un concetto che è bene non dimenticare. Da mesi subiamo quello che, più che un progetto di accoglienza, è una vera e propria invasione incontrollata di umanità che non distingue fra aventi diritto e migranti economici, se non addirittura delinquenti veri e propri, e anche se questo può non piacere è purtroppo la realtà». «Un amministratore che ha a cuore la salute dei suoi cittadini prosegue Vaccarezza – ha provveduto agli inizi dell’estate del 2015 a emanare un’ordinanza che fosse a tutela di tutti, nel rispetto di informare anche i nuovi arrivati della loro condizione di salute, e al contempo tutelare i residenti e gli altri ospiti della città. Questo amministratore si chiama Enzo Canepa ed è il sindaco di Alassio. […] Il motivo per cui agli occhi della legge italiana sarebbe un razzista è perché nell’atto incriminato ha inserito il divieto di insediamento sul territorio del comune di Alassio a persone prive di fissa dimora che non fossero in possesso di regolare certificato sanitario attestante la negatività da malattie infettive trasmissibili».

Tolleranti ma con chi?
«Evidentemente in questa società, tollerante solo con chi sposa politiche che arricchiscono sempre i soliti noti, un amministratore che ha a cuore la propria città, che agisce in nome della salute pubblica e che mantiene alta l’attenzione nei momenti più critici merita di essere punito. Condannato – conclude il sindaco Canepa – Allora, ben vengano dieci, cento, mille condanne. Ben vengano uno, dieci, cento, mille Sindaci come Enzo».

Servono più controlli
Anche il consigliere forzista Eraldo Ciangherotti, che è un operatore sanitario, esprime la propria solidarietà al sindaco di Alassio, ricordando che è fondamentale attuare più controlli sanitari. «Condivido parola per parola le dichiarazioni al riguardo rilasciate dal Consigliere regionale capogruppo di Forza Italia Angelo Vaccarezza e lo dico convintamente – sottolinea Ciangherotti – prima di tutto da operatore sanitario che ogni giorno lavora a contatto con pazienti potenzialmente infetti. Occorre stabilire un protocollo clinico ben definito anche sui profughi per un costante monitoraggio dello stato di salute dei migranti, che a oggi è molto carente. Il controllo sanitario dei migranti in considerazione del paese di provenienza e delle pessime condizioni igieniche in cui hanno vissuto resta un campanello di allarme che a oggi viene trascurato troppo disinvoltamente da chi accoglie in centri di accoglienza senza alcuna verifica dello stato di salute. Il sindaco, che per legge è il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio, deve prendere provvedimenti anche con un’ordinanza se le condizioni ambientali diventano insicure, se esistono pericoli incombenti e deve informare la popolazione dei rischi rilevanti cui è sottoposta».