23 marzo 2017
Aggiornato 19:00
Alimentazione e diabete

Iperglicemia e diabete: i frutti che si possono mangiare

Tutti i frutti permessi ai diabetici e quelli che migliorano la sensibilità all’insulina. Come sceglierli in termini di qualità e quantità

I frutti che si possono mangiare in caso di diabete (© Ratmaner | Shutterstock)

Essere affetti da iperglicemia – o, peggio, diabete conclamato – significa essere costretti a seguire tutta una serie di regole generali che riguardano lo stile di vita e l’alimentazione. Una delle domande più comuni in fatto di cibo è: la frutta è consentita? E se sì, qual è quella ammessa e quella vietata? Ecco le risposte alle domande.

Nessun divieto ma molta attenzione
Premesso che ogni persona è un caso a sé, possiamo affermare con assoluta tranquillità che i diabetici non dovrebbero avere nessun alimento veramente vietato. D’altro canto è doveroso ed essenziale porre molta attenzione alla qualità e quantità degli alimenti. Di certo è più consentito sforare con un frutto che non con un alimento industriale ricco di zuccheri raffinati.

Le regole per scegliere il frutto giusto
Si sa, frutta e diabete non sono un ottimo connubio. Tuttavia si possono facilmente selezionare i frutti che contengono una quantità inferiore di zuccheri. E in merito a questa asserzione va fatta una precisazione: un frutto maturo è sicuramente più zuccherino di uno che non lo è. Quindi, senza passare agli eccessi e dover mangiare un cibo aspro o che ‘allappa’, si può trovare una giusta via di mezzo che possa non essere deleteria per la glicemia. Altra regola, apparentemente scontata, è che non bisogna esagerare con la quantità. Uno-due frutti al giorno possono essere sufficienti.

Esiste una giusta quantità?
Una quantità giusta non esiste, però in linea generale si può dire che una porzione non dovrebbe superare i 15 grammi di zuccheri (carboidrati). Però è bene sottolineare che le fibre contenute in un frutto hanno l’ottima peculiarità di ridurre il tempo di assorbimento degli zuccheri e, di conseguenza, evitare i famosi picchi glicemici. Quindi maggiore è la quantità di fibra, minore sarà l’innalzamento glicemico. Per i diabetici, quindi sono sconsigliati i succhi ottenuti con un estrattore che elimina quasi totalmente la fibra.

I frutti migliori per i diabetici
Ricapitolando: la frutta non va consumata in grandi quantità, va ridotta al minimo quella troppo matura e povera di fibre. Tra i frutti migliori ci sono gli agrumi come arance, limoni e pompelmi. Questi andrebbero consumati interi e possibilmente con una piccola parte della pellicina che si trova all’interno della buccia. Essi aiutano ad aumentare la sensibilità all’insulina grazie alla presenza di naringenina, un flavonoide presente in grandi quantità nel pompelmo.

  • Approfondimento: il pompelmo contro il diabete
    Secondo una ricerca condotta dalla Hebrew University di Gerusalemme, il pompelmo conterrebbe una sostanza antiossidante chiamata naringenina che svolgerebbe un lavoro analogo ai tradizionali farmaci di sintesi utilizzati contro il diabete di tipo 2.

Mele: anche le mele sono uno dei frutti più adatti ai soggetti diabetici. È un frutto con poche calorie e zuccheri, ma ricco di fibre. La mela contiene anche quercetina, sostanza che pare ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e diabete. La quercetina è contenuta in diversi alimenti, tra cui i più ricchi sono i capperi. Tra i frutti ricordiamo l’uva rossa (e quindi anche il vino) e i mirtilli. Si trova in discrete quantità anche nel tè verde, nelle cipolle rosse e nel sedano. Inoltre, secondo uno studio del CNR, la quercetina potrebbe essere considerato anche un valido antitumorale.

Mirtilli e frutti di bosco: secondo i risultati di uno studio presentato alla conferenza di Biologia Sperimentale alcuni anni fa, una dieta ricca di mirtilli non sono solo protegge l’apparato cardiovascolare e riduce il colesterolo ma pare controllare anche i livelli di glucosio nel sangue. Via libera anche a more, fragole, lamponi, ribes nero e ciliegie. Va da sé che i frutti selvatici sono migliori dal punto di vista nutrizionale rispetto a quelli coltivati. Infine, si possono mangiare senza troppa preoccupazione anche le pesche, le nespole, le albicocche e i frutti esotici come la papaia. In tutti i casi, è sempre bene chiedere prima consiglio al proprio medico curante o al nutrizionista.