24 aprile 2017
Aggiornato 23:00
Ecco come lo sguardo del nostro cane ci conquista

L’ormone dell’amore rende «amici» uomo e cane

Gli scienziati scoprono che dietro al legame tra uomo e cane vi sarebbe l’ossitocina, l’ormone dell’amore. I nostri amici a quattrozampe riescono ad attivarlo in noi anche soltanto con il loro sguardo

SAGAMIHARA – Chi è che riesce a resistere a quegli occhioni, quando il cane ci guarda con quell’aria supplichevole amore? Pochi, pochissimi in verità. Merito, o colpa, dell’ormone dell’amore – l’ossitocina –, quello che crea anche il forte legame madre/figlio. Sì, perché secondo un nuovo studio dell’Azabu University di Sagamihara (Giappone) il semplice contatto visivo tra uomo e cane farebbe scattare una maggiore secrezione di ossitocina, sia nell’essere umano che nell’amico a quattrozampe.

PIÙ SGUARDI, PIÙ ORMONI – I ricercatori giapponesi hanno scoperto che più uomo e cane si osservano, più aumentano i livelli di ossitocina. Per arrivare a questa scoperta si è osservato per 30 minuti il comportamento di trenta cani, insieme ai rispettivi proprietari. Durante il test sono stati segnati tutti i modelli di interazione: dal contatto visivo a quello vocale e tattile. Terminato l’esperimento si è passati a misurare nuovamente i livelli di ossitocina nelle urine di entrambi. Confrontati con i valori ricavati dall’esame prima dell’esperimento si è scoperto che più era prolungato il contatto visivo tra cane e umano, più aumentavano i livelli di ossitocina nel cervello di entrambi.

LE FEMMINE PIÙ SENSIBILI – Un ulteriore test ha mostrato che gli animali femmina sono più sensibili all’ossitocina, quando per esempio spruzzata in soluzione nelle narici. Quando si verificava questo evento, i cani femmina hanno fissato negli occhi per più tempo i loro proprietari. Dopo circa una mezz’ora, i livelli di ossitocina sono aumentati di conseguenza anche nei proprietari. Insomma, il miglior amico dell’uomo dimostra di avere un legame con esso così potente che arriva anche a modificare la chimica del corpo. Lo studio è stato pubblicato su Science.