25 marzo 2017
Aggiornato 22:30
I consigli della sessuologa

Eiaculazione precoce? No, lenta

Un aspetto poco considerato è l’eiaculazione lenta, poiché si parla sempre di “precoce”. Ma anche questo aspetto può influire negativamente sui rapporti sessuali e la soddisfazione. Ne parla la sessuologa

TORINO – Quando si parla eiaculazione, il termine che si sente quasi sempre è «precoce». Ma esiste anche un rovescio della medaglia, che si chiama eiaculazione lenta, o ritardata. Questo aspetto poco considerato può tuttavia influire negativamente sui rapporti sessuali e la soddisfazione.

Quando l’eiaculazione è precoce
«Molto spesso si sente parlare di eiaculazione precoce – commenta la dott.ssa Monica Cappello, psicologa e sessuologa di Torino – quando esiste questa problematica il rapporto sessuale è molto breve e spesso non sufficiente alla donna per raggiungere l’orgasmo. Però anche il sesso che si protrae per ore e ore finisce per dare noia, poiché l’eccitazione e la concentrazione tendono a scemare».

…E quando no
«Ci sono uomini che hanno tempi lunghi nel raggiungere l’orgasmo non per scelta, ma perché hanno difficoltà a concludere il rapporto raggiungendo il piacere – spiega la sessuologa – Si tratta di una disfunzione sessuale definita «eiaculazione ritardata», caratterizzata dalla difficoltà o dalla totale incapacità di raggiungere l’orgasmo e, quindi, di eiaculare. Tutto ciò, nonostante la funzionante componente di desiderio sessuale, la normale capacità erettiva e la volontà di abbandonarsi completamente al piacere».

Quando compare il problema
«Il disturbo – sottolinea la dott.ssa Cappello – può comparire fin dai primi rapporti o presentarsi in un preciso momento della vita sessuale, che fino ad allora era stata positiva e appagante. Può manifestarsi in qualunque atto sessuale (penetrazione, sesso orale, masturbazione) o solo in alcune situazioni. Di solito, quando si verifica da sempre e anche nella stimolazione autoerotica, ha cause organiche (neurologiche, endocrinologiche, farmacologiche).

Le conseguenze
Quali le conseguenze in un rapporto a due? «L’eiaculazione ritardata – spiega la sessuologa – può creare frustrazione e insoddisfazione a se stessi e alla partner, che vive molto male l’incapacità dell’altro di arrivare al piacere. L’eccessiva durata del coito porta la donna a una scarsa lubrificazione vaginale, con conseguente perdita dell’eccitazione, fino a sentire dolore durante il rapporto. Inoltre, l’assenza di un orgasmo condiviso conduce a un calo del desiderio per la coppia, che vive il rapporto come un incontro faticoso e sgradevole. L’uomo se non riesce a farsi trasportare dalle emozioni e dal piacere, si sente deluso, frustrato e inadeguato».

Le cause
Quali sono le cause del disturbo? «Alla base c’è un fattore di ansia molto forte, che impedisce la concentrazione sulle proprie percezioni sensoriali e inibisce il piacere – spiega la Cappello – L’uomo si concentra troppo sulla performance, allontanandosi quindi dalle sensazioni fisiche. L’ossessione per la prestazione e per l’evento eiaculatorio diventano prioritarie, impedendo alla mente di lasciarsi andare alle piacevoli sensazioni. Tale focalizzazione al negativo ostacola la concentrazione percettiva, bloccando o rallentando la possibilità di concludere il rapporto con un orgasmo liberatorio».In molti casi – prosegue la sessuologa – ci può essere il timore di scoprirsi e di legarsi. Spesso c’è una difficoltà ad aprirsi con l’altro, a condividere le emozioni e manifestare l’affettività. La relazione con il partner è vista con timore e percepita come una minaccia; dare e concedere qualcosa di sé, è faticoso. A volte, poi, ci possono essere alla base del problema insicurezze o inibizioni che, nel momento di maggiore intimità, prendono il sopravvento, provocando un blocco. Anche un’educazione sessuale molto rigida, l’idea del sesso come qualcosa di sporco, può far vivere l’orgasmo come qualcosa di sbagliato. Privarsi del piacere è l’unica soluzione per mettersi al riparo dai sensi di colpa. Infine, se l’eiaculazione ritardata si presenta quando c’è il progetto di fare un figlio, può nascondere la paura o la non reale adesione al concepimento, per cui risulta il modo più efficace e meno conflittuale con cui difendere la propria posizione.

Cosa fare?
«Per prima cosa, è importante rivolgersi al medico andrologo, che farà fare tutti gli esami utili a escludere la causa organica – precisa la dott.ssa Cappello – Se non risultano disturbi fisici, è necessaria una terapia psicosessuologica, per imparare a rilassarsi e concentrarsi sulle proprie sensazioni fisiche e propriocettive, lasciarsi andare e imparare a liberare il piacere».
«Se si desidera davvero affrontare il problema – prosegue la sessuologa – il punto di partenza è la complicità con la partner. La comunicazione e il dialogo sono la migliore espressione di complicità, ma anche la condivisione, soprattutto delle fantasie erotiche. Durante la consulenza sessuologica, il terapeuta insegnerà la Focalizzazione Sensoriale, una tecnica che aiuta moltissimo a combattere l’ansia. Questa pratica si divide in due fasi principali, in cui i partner sono invitati ad accarezzare in modo reciproco e alternato il corpo nudo dell’altro, a esclusione dei genitali (fase 1), zona che può venire inclusa (fase 2) solo quando al contatto non sono più associati sentimenti di ansia. Questi esercizi mansionali devono avvenire in un ambiente rilassato e organizzato per creare un’atmosfera positiva, non carica di aspettative, in cui la penetrazione è vietata. In questo percorso, infine, si lavorerà per aumentare i livelli di concentrazione durante l’atto, provando a descrivere a parole le sensazioni legate al piacere».