25 marzo 2017
Aggiornato 22:30
Pediatria

Quando il bambino piange, il cervello degli adulti va in tilt

Il pianto del bambino ha degli strani effetti sul cervello degli adulti, o genitori. Secondo uno studio, il bambino che piange può alterare il modo in cui l’adulto pensa e agisce. È forse una risposta al perché in molti, dopo che il bambino piange, reagiscono in modo inaspettato?

Il pianto del bambino manda in tilt il cervello di mamma e papà (© Valentin-Mosichev | photoxpress.com)

TORONTO – Il pianto del bambino ha un’influenza impensabile sul cervello degli adulti, o dei genitori: lo manda letteralmente in tilt. Questo effetto può addirittura alterare il modo in cui l’adulto pensa e agisce, spingendo potenzialmente anche ad azioni inaspettate, come il prestare meno attenzione.

Lo studio
Per valutare cosa accade nel cervello degli adulti quando un bambino piange, i ricercatori dell’Università di Toronto in Canada hanno condotto uno studio i cui risultati completi sono stati pubblicati rivista Plos One. Qui, gli scienziati hanno coinvolto 12 soggetti che sono stati sottoposti a una serie di test, tra cui l’identificare i colori di una parola stampata, senza tuttavia preoccuparsi del significato della parola stessa. L’esperimento avveniva, in un caso mentre dovevano udire una voce di un bambino che piangeva e nell’altro mentre il bambino rideva.

Il cervello si modifica
Durante e dopo i test i ricercatori hanno monitorato quanto avveniva a livello cerebrale nei partecipanti. L’uso di in elettroencefalogramma e altri strumenti ha evidenziato che quando l’adulto ascoltava il pianto era più lento nel reagire e nell’eseguire i compiti assegnati, prestava meno attenzione e vi era anche un significativo conflitto cerebrale. La stessa cosa invece non avveniva in coloro che avevano ascoltato la risata durante i test.

Azione più selettiva
Quella che appare come un’influenza negativa che il pianto del bambino ha sul cervello dell’adulto, o genitore, in realtà ha un suo perché. «Il pianto del bimbo può insegnare ai genitori come concentrare l’attenzione in modo più selettivo – spiega il dottor David Haley, coautore dello studio – è questa flessibilità cognitiva che permette di passare rapidamente dal rispondere alle difficoltà del bambino ad altre richieste che, paradossalmente, possono significare ignorarlo momentaneamente».