29 aprile 2017
Aggiornato 11:00
Trapianti

Il primo trapiantato di pene, diventa papà

Il giovane di 21 anni a cui era stato trapiantato il pene, 10 mesi fa, sta per diventare padre. L’intervento, perfettamente riuscito, ha dato risultati inaspettati

Il primo trapiantato di pene diventa padre (© Photobac | Shutterstock.com)

ROMA – Il primo trapiantato di pene diventa padre. È stato un successo il trapianto di pene su un ragazzo di 21 anni vittima di complicazioni, a seguito di una circoncisione avvenuta tre anni fa, che avevano causato il ricorso all’amputazione dell’organo genitale. Ora il ragazzo non solo sta bene, ma diventerà anche padre.

Un successo
Quello avvenuto in Sudafrica, nel dicembre 2015, a opera dell’urologo André Van Der Merwe, il primo trapianto di pene della storia ha fatto gridare ‘al miracolo’ il chirurgo stesso.  L’autore del trapianto è giunto in Italia per partecipare all’89° Congresso nazionale della Società italiana di urologia (Siu), in corso a Venezia. Da questo primo intervento, i trapianti di pene sono stati affrontati altre tre volte nel mondo. Anche questi pare siano andati bene, e i giovani pazienti stanno rispondendo positivamente. Il trapianto di pene è un intervento che può ridare speranza e dignità a coloro che hanno perso l’organo a seguito di problemi di salute (tumori, anomalie genetiche ecc.) o traumi – spesso diffusi, per esempio, tra i soldati.

Solo un centimetro
Dopo le complicazioni insorte a seguito di una circoncisione eseguita con strumenti rudimentali e non sterilizzati, i medici intervenuti per salvare l’organo sono riusciti soltanto a recuperarne un centimetro. Da qui, la necessità di intervenire con un trapianto. Dopo aver ricevuto in ‘donazione’ da un cadavere, l’equipe del dottor Der Merwe ha condotto un’operazione che è durata circa 9 ore.

Il miracolo chirurgico
«La chirurgia ricostruttiva ha fatto un vero e proprio miracolo – sottolinea il dott. Vincenzo Mirone, segretario generale Siu – il tessuto cavernoso umano responsabile dell’erezione è estremamente delicato e complesso. Le tecniche usate da Van Der Merwe e i suoi colleghi dell’Università di Stellenbosch sono molto simili a quelle impiegate per il trapianto di faccia: la vera sfida, infatti, è riuscire a unire tra loro vasi e nervi dal diametro inferiore ai 2 millimetri. Il giovane – prosegue Mirone – non ha ancora recuperato la sensibilità al 100%, proprio perché i nervi sensoriali sono estremamente sottili e si deteriorano molto velocemente, ma è possibile che nell’arco di un paio di anni riesca a tornare ad avere anche una sensibilità normale».

Diventare padre
A parte i problemi di sensibilità, il ragazzo può aspirare a una vita normale e ad avere una famiglia. «Intanto, in appena 3 mesi ha recuperato una piena funzionalità urologica e sessuale che gli ha consentito di avere erezioni e rapporti sessuali pressoché normali: a dimostrazione della ritrovata qualità di vita e della riuscita dell’intervento, il paziente sta per diventare padre – fa notare Mirone – I risultati dipendono molto dalla condizione di partenza. Sono ovviamente migliori su persone giovani e sane e soprattutto se il trauma è limitato. Un sessantenne iperteso difficilmente potrebbe ottenere un recupero brillante come quello del primo paziente operato. L’intervento costituisce una svolta importante per gli uomini che per esempio perdono l’organo a seguito di circoncisioni finite male: sono eventi tutt’altro che rari in Paesi dove questo rito è comune e viene eseguito senza particolari precauzioni igieniche, nel solo Sudafrica si stimano almeno 250 casi ogni anno. Altre situazioni che possono portare all’amputazione parziale o completa dei corpi cavernosi sono per esempio i traumi genitali – conclude il dott. Mirone – si stima che nel 20-25% delle vittime di ferite da arma da fuoco in sparatorie ci sia il coinvolgimento degli organi genitali, perciò i numeri sono certamente consistenti in tutto il mondo. Anche i pazienti con tumori rari del pene o anomalie genetiche sono possibili candidati al trapianto: l’intervento, perciò, rappresenta una speranza per molti uomini che hanno una qualità di vita drammaticamente bassa e come unica alternativa l’uso di una protesi».