25 marzo 2017
Aggiornato 22:30
Oncologia

Tumori, +90% di casi fra le donne e +50% tra gli uomini in trent’anni. Gli esperti: «Nuove armi allungano la sopravvivenza»

In 32 anni l’incidenza dei tumori nei due sessi è stata protagonista di un’escalation senza precedenti. In particolare, in Piemonte, si è registrato un aumento del 90% di casi nelle donne e del 50% negli uomini. Nonostante le continue nuove diagnosi, il prof. Giorgio Scagliotti, direttore Oncologia Università di Torino, ricorda che «Nuove armi allungano la sopravvivenza»

Cancro, sempre più casi ma anche sempre più guarigioni (© Gunnar Pippel | shutterstock.com)

TORINO – Sono saliti vertiginosamente i casi di tumore in Italia, e in particolare in Piemonte, dal 1981 al 2012 le diagnosi sono aumentate di quasi il 90% fra le donne e del 50% fra gli uomini. Oltre a ciò, nel 2016 sono stimate complessivamente 30.700 nuove diagnosi (di cui 16.100 uomini e 14.600 donne). Nonostante le allarmanti cifre, grazie a terapie sempre più efficaci e alla diagnosi precoce, le guarigioni e le possibilità di sopravvivenza sono migliorate in maniera significativa.

Oggi si sopravvive
Secondo i dati dell’Associazione di Oncologia Medica (AIOM), nella sola regione Piemonte vivono più di 274.100 persone dopo la diagnosi e almeno i due terzi possono affermare di avere sconfitto la malattia. Tutti questi, e altri passi in avanti nella lotta contro il cancro, sono testimoniati dalle storie dei pazienti descritte nel volume «Si può vincere» realizzato dall’AIOM e presentato ieri a Torino, durante la sesta tappa di un tour nazionale di 10 incontri con il coinvolgimento dei cittadini, delle Istituzioni e delle associazioni dei pazienti.

Una realtà multidimensionale
«I tumori – spiega il prof. Giorgio Scagliotti, Direttore dell’Oncologia Medica all’Università di Torino – rappresentano una realtà multidimensionale confinata non solo agli aspetti clinico-assistenziali e di ricerca, ma inevitabilmente con rilevanti ricadute nel vissuto dei pazienti e dei loro familiari. In Italia vivono più di 3 milioni di persone dopo la diagnosi di tumore. Oggi il 60% dei pazienti si lascia la malattia alle spalle e torna a una vita come prima, percentuale che raggiunge il 70% nel caso delle neoplasie più frequenti. Per questo non possiamo più parlare di male incurabile – prosegue l’esperto – Oggi le nuove armi consentono di sconfiggere il cancro o di allungare la sopravvivenza, ma serve più impegno in campagne di prevenzione visto che il nostro Paese destina solo il 4,2% della spesa sanitaria totale a queste attività».

Le guarigioni
Nella sola città di Torino le guarigioni dal cancro sono passate dal 34,1% (uomini) e 49,2% (donne) per i casi diagnosticati nella seconda metà degli anni Ottanta al 57% e 62,1% per quelli individuati all’inizio degli anni Duemila. «Nel libro abbiamo raccolto le storie di nove uomini e sette donne che hanno combattuto la lotta contro il cancro – sottolinea la prof.ssa Silvia Novello, membro del Direttivo nazionale AIOM e Ordinario di Oncologia Medica all’Università di Torino – Nelle loro parole l’angoscia e la disperazione al momento della diagnosi. Ma senza mai perdere la forza di rialzarsi fino alla possibilità di utilizzare armi innovative come l’immuno-oncologia, i farmaci a bersaglio molecolare e altre strategie terapeutiche a disposizione nel trattamento delle malattie tumorali. Con le nuove terapie disponibili ci poniamo l’obiettivo di cronicizzare alcune neoplasie molto aggressive, come è successo ultimamente per il melanoma in fase avanzata. Siamo convinti che questo sia un obiettivo raggiungibile, esattamente come lo è stato per altre malattie come l’infezione da HIV o il diabete. Le nuove strategie terapeutiche (in particolare l’immunoterapia e le terapie a bersaglio molecolare) stanno evidenziando risultati mai ottenuti prima anche in malattie difficili da curare come il tumore del polmone».

«Si può vincere»
Si può vincere è il titolo di un libro che si divide in due parti: nella prima è analizzata l’evoluzione della cura dei tumori negli ultimi decenni, rispondendo a domande su come sono cambiati i trattamenti, con approfondimenti su chirurgia, chemioterapia, terapie biologiche e radioterapia. È poi descritta la nuova era nel trattamento delle neoplasie rappresentata dall’immuno-oncologia. «La lotta ai tumori – spiega il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nella prefazione del volume – costituisce una delle priorità del Servizio Sanitario Nazionale per l’elevata incidenza della malattia e per il suo pesante impatto sociale ed economico. Oggi possiamo affermare che il concetto di cancro come ‘male incurabile’ appartiene al passato. Grazie al progresso della scienza, i tumori stanno diventando sempre più una malattia cronica – prosegue la Lorenzin – I dati, le cifre e le scoperte ci dicono che la lotta contro questa patologia, in parte già sconfitta, può segnare quotidianamente punti a favore di chi la combatte. Questo volume raccoglie le preziose testimonianze dei pazienti trattati con una nuova arma, l’immunoterapia. Le loro parole ci trasmettono coraggio, forza e, soprattutto, speranza. È essenziale poter garantire a tutti i pazienti le cure sempre più innovative che la ricerca mette a disposizione. Aspirare a elevati standard di prevenzione e di trattamento non risponde soltanto a ambizioni di progresso tecnologico e scientifico ma anche di civiltà e di democrazia. Affrontare il tema della salute significa confrontarsi con le aspettative e le attese di milioni di malati, immedesimarsi con i loro disagi quotidiani e difendere la loro qualità di vita».

In tutte le librerie
Il libro «Si può vincere» (ed. Guerini, pp.170, a cura di Mauro Boldrini, Sabrina Smerrieri, Paolo Cabra) è nelle librerie al prezzo di 14,50 euro. I proventi delle vendite sono destinati alla Fondazione AIOM. «Dobbiamo potenziare i nostri sforzi e la capacità di coordinare e sostenere l’attività di prevenzione e di assistenza – continua il Ministro Lorenzin nella prefazione – È necessario innanzitutto agire per contenere l’impatto dei tumori con interventi di prevenzione primaria e secondaria. È poi indispensabile collegare in rete i diversi sistemi assistenziali, garantendo un’offerta adeguata sul territorio e realizzando la presa in carico globale della persona nei suoi bisogni sanitari, sociali e relazionali».