1 maggio 2017
Aggiornato 06:00
Autismo e gravidanza

La carenza di vitamina D in gravidanza può causare l’autismo

La vitamina D è fondamentale per molti processi vitali dell’organismo. Non solo una sua carenza è stata associata al rischio di malattie, ma un nuovo studio suggerisce che vi possa essere un legame con l’autismo, o disturbo dello spettro autistico

Una carenza di vitamina D in gravidanza è stata associata con l'autismo (© Africa Studio | shutterstock.com)

ROMA – La sindrome dello spettro autistico ancora oggi non ha una certa e riconosciuta origine. Tra le diverse ipotesi vi è, oggi, anche quella di una carenza di vitamina D in gravidanza. Questo quanto suggerito da uno studio congiunto del Brain Institute presso l’University of Queensland (Australia) e dell’Erasmus Medical Center in Olanda.

Il rischio a 6 anni
Lo studio condotto dal prof. John McGrath e dal dott. Henning Tiemeier ha messo in luce come a essere significativa sia una carenza di vitamina D dopo la ventesima settimana di gravidanza. Questa carenza influirebbe il rischio di autismo che si evidenzia intorno ai 6 anni d’età. «Questo studio offre ulteriori evidenze che bassi livelli di vitamina D sono associati con disturbi dello sviluppo neurologico», spiega McGrath.

L’importanza dei giusti livelli
Livelli corretti di vitamina D nell’organismo mettono sia al riparo da numerose malattie – anche gravi come il cancro – e assicurano un buon funzionamento dell’organismo. Si ritiene anche che abbia un ruolo nello sviluppo del cervello. La vitamina D si sintetizza principalmente con l’esposizione alla luce solare, ma la si trova anche in alcuni cibi (e ovviamente in forma sintetica in alcuni integratori). Assumere supplementi in gravidanza, come l’acido folico, ha nel tempo ridotto anche rischi e complicanze come per esempio la spina bifida.

Anche senza sole?
Il miglior modo per sintetizzare la vitamina D, come detto, è l’esposizione alla luce solare. Ma anche questa deve avvenire in modo corretto. «Non consigliamo una maggiore esposizione al sole, a causa dell’aumentato rischio di cancro della pelle in Paesi come l’Australia – sottolinea McGrath – Invece, è possibile che un integratore sicuro, economico e accessibile al pubblico la vitamina D in gruppi a rischio può ridurre la prevalenza di questo fattore di rischio».

Lo studio
Nello studio sono stati esaminati circa 4.200 campioni di sangue prelevato da donne in gravidanza e dai loro figli – facenti parte dello studio «Generation R», condotto a Rotterdam, nei Paesi Bassi. Per ‘carenza’ di vitamina D, i ricercatori hanno considerato valori inferiori a 25,0 nmols. In base ai risultati, pubblicati sulla rivista Journal of Allergy and Clinical Immunology, i ricercatori ritengono che la vitamina D non è solo importante durante la gravidanza, ma anche nei primi dieci anni di vita di un bambino. Già precedenti studi avevano mostrato come vi fosse un legame tra una carenza di vitamina D nella prima infanzia e disturbi allergici come l’asma e l’eczema.