23 marzo 2017
Aggiornato 21:00
Cariologia

Un semplice prelievo di sangue può farti sapere se stai rischiando l’infarto? Ecco il parere del cardiologo

Uno studio afferma che un esame del sangue può predire se si è a rischio infarto, o attacco cardiaco. Il test si è dimostrato più semplice ed efficace che non i livelli di colesterolo o della pressione sanguigna. Ma non bisogna gridare 'al miracolo'. Ecco cosa ne pensa il cardiologo dott. Carlo Maggio

Infarto, per prevenirlo è bene seguire uno stile di vita sano (© dalaprod | AdobeStock.com)

A seguito della notizia apparsa ieri, sull’esame del sangue per prevenire l’infarto, abbiamo chiesto il parere del cardiologo, il dottor Carlo Maggio.

Dottor Maggio, cosa ci può dire sull’infarto?
«L’infarto cardiaco rappresenta una delle principali cause di morte nelle popolazioni industrializzate. La buona notizia è che si tratta di una malattia che può essere prevenuta e curata molto bene, soprattutto se la diagnosi è precoce. Il processo patologico fondamentale che determina l’infarto è l’aterosclerosi, l’alterazione della parete delle arterie, in particolare delle coronarie che circondano a corona il cuore a cui portano il sangue».
«L’aterosclerosi – prosegue il cardiologo – danneggia per decenni le arterie senza che compaiano sintomi finché si manifesta l’infarto o l’angina pectoris. Ecco perché si è sempre alla ricerca di esami che siano in grado di evidenziare la gravità dell’aterosclerosi delle coronarie per intervenire precocemente e scongiurare l’insorgenza dell’infarto.
Per valutare il rischio di infarto esistono diversi esami, alcuni fondati su parametri del sangue; altri sulla risposta del cuore allo sforzo, come il test ergometrico; altri ancora che evidenziano direttamente come sono le arterie coronarie iniettandovi del mezzo di contrasto, come la coronarografia».

Il ruolo della troponina
«La troponina – spiega il dott. Carlo Maggio – è una proteina presente nei muscoli e nel cuore. Quando insorge un infarto, cioè la morte di una porzione delle pareti cardiache, la troponina si libera dalle cellule danneggiate e si riversa nel sangue. Infatti, per diagnosticare un infarto acuto è necessario evidenziare questo aumento patologico della troponina nel sangue.

Il commento allo studio
«Lo studio pubblicato sull’ultimo numero del Journal of the American College of Cardiology dai ricercatori delle università di Glasgow e di Edimburgo è molto interessante. La troponina è stata studiata in soggetti con colesterolo elevato, ma senza infarto, e valutata nell’intervallo dei valori normali. I soggetti che presentavano livelli ematici normali ma più elevati degli altri erano maggiormente a rischio di infarto cardiaco. Questi brillanti risultati hanno alimentato le speranze dei ricercatori nel continuare ricerche in questo ambito.
Grazie al contributo di ricercatori come quelli di Glasgow e di Edimburgo è stato possibile l’incredibile sviluppo della cardiologia degli ultimi decenni».
«Tuttavia – sottolinea il cardiologo – occorre anche precisare che per malattie come i tumori e come l’infarto non esiste la terapia miracolosa o l’esame magico. In effetti, i cardiologi parlano spesso di rischio cardiovascolare globale. I fattori di rischio per l’aterosclerosi e per l’infarto sono numerosi: il fumo, il diabete, l’ipertensione arteriosa, l’ipercolesterolemia, l’obesità, l’inattività fisica, la familiarità, l’età, il sesso; solo per citarne alcuni. Esistono anche software che stimano il rischio partendo dai valori di alcuni di questi parametri e propongono terapie mirate. In realtà, non dovremmo mai perdere di vista la strada maestra che è quella della prevenzione, principalmente basata sullo stile di vita. Se consumiamo abitualmente elevate quantità di zucchero o di cibi processati un esame del sangue ‘magico’ servirà semplicemente a confermare che la nostra alimentazione è pericolosa per il cuore. Analogamente, non dovremmo rincuorarci se il test è ‘normale’ quando continuiamo a fumare o a condurre una vita sedentaria».

Fare più affidamento alla medicina funzionale
In definitiva, ben venga un test pratico e semplice, ma affinché ci aiuti a comprendere se e come stiamo ‘alimentando’ i fattori di rischio che possono fare di noi una vittima prediletta di un attacco cardiaco. Nel frattempo, sarebbe bene affidarsi a uno specialista e a quanto può oggi offrire la medicina funzionale. «La medicina funzionale, branca medica che studia le alterazioni basilari del nostro organismo – spiega il dottor Maggio – mira a ristabilire l’equilibrio psicofisiologico molto prima che si manifestino le malattie vere e proprie. Come? Principalmente adottando uno stile di vita salutare che è la chiave per vivere in salute. Quindi, piuttosto che affidare le nostre speranze su un esame del sangue, attiviamoci per seguire una strada virtuosa, gioiosa e salubre».