23 aprile 2017
Aggiornato 14:00
Farmaci per l’insufficienza cardiaca

Insufficienza cardiaca, una nuova speranza da un farmaco sperimentale

Un farmaco di nuova generazione sembra essere in grado di stimolare l’autoriparazione del cuore. I risultati pubblicati su JACC: Basic to Translational Science

Un nuovo farmaco per l'insufficienza cardiaca (© Shutterstock.com)

NASHVILLE - L’insufficienza cardiaca è un fenomeno molto comune nei pazienti che hanno avuto un infarto, e non solo. Per fortuna, però, arrivano nuove speranze da un farmaco sperimentale che dopo aver superato i test su modello animale ha mostrato una notevole efficacia anche sugli esseri umani.

Sicuro ed efficace
L’insufficienza cardiaca è caratterizzata da una perdita delle funzioni cardiache: non a caso è una delle principali cause di morte cardiovascolare. Alcuni ricercatori sembrano però aver trovato la soluzione attraverso una singola infusione di un farmaco a base di cimaglermin, una molecola utilizzata come fattore di crescita per il cuore. In seguito al suo utilizzo gli elementi strutturali metabolici e contrattili che si trovano nel muscolo cardiaco riescono ad auto ripararsi. Gli unici effetti collaterali registrati sono stati nausea e cefalea, per tale motivo si può considerare il farmaco sicuro, oltre che efficace.

Lo studio
Durante lo studio sono stati reclutati 40 pazienti affetti da insufficienza cardiaca. Una parte di loro ha ricevuto una dose elevata di cimaglermin. Dopo tre mesi dalla somministrazione hanno assistito a un notevole aumento della frazione di eiezione ventricolare sinistra, ovvero della capacità di pompaggio.

Un campione troppo esiguo?
«Anche se i risultati dello studio devono essere considerati provvisori a causa del piccolo numeri di pazienti, i risultati di questo studio sono comunque molto emozionanti – dichiara Douglas L. Mann redattore capo di JACC: Basic to Translational Science – Invece di bloccare i meccanismi fondamentali che portano al danno cardiaco, i primi risultati con cimaglermin suggeriscono che può anche essere possibile somministrare terapie che permettono al cuore che non riesce a riparare se stesso, di utilizzare i propri meccanismi di riparazione. Se i risultati di questo studio possono essere replicati e tradotti in miglioramenti nei risultati clinici in un numero maggiore di pazienti in fase II e III di sperimentazione clinica, questo rappresenterà un cambiamento di paradigma nel modo in cui i medici trattano i pazienti con insufficienza cardiaca».

Ulteriori studi sono necessari
«Questi risultati supportano il continuo sviluppo clinico del farmaco sperimentale cimaglermin, tra cui ulteriori valutazioni di sicurezza e, in dettaglio, il potenziale di miglioramento relativo ai risultati clinici sull’insufficienza cardiaca – ha spiegato l’autore dello studio Daniel Lenihan dalla Vanderbilt University di Nashville, Tennessee, USA – Come per tutte le terapie sperimentali – continuano i ricercatori - ulteriori studi saranno necessari e soggetti a revisione regolamentare per determinare i relativi rischi e benefici del cimaglermin». Altri studi hanno dimostrato che il farmaco è anche d’aiuto contro il recupero dell’ictus.

[1] Daniel J. Lenihan, Sarah A. Anderson, Carrie Geisberg Lenneman, Evan Brittain, James A.S. Muldowney, Lisa Mendes, Ping Z. Zhao, Jennifer Iaci, Stephen Frohwein, Ronald Zolty, Andrew Eisen, Douglas B. Sawyer, Anthony O. Caggiano. A Phase I, Single Ascending Dose Study of Cimaglermin Alfa (Neuregulin 1β3) in Patients With Systolic Dysfunction and Heart Failure. JACC: Basic to Translational Science, 2016; 1 (7): 576 DOI: 10.1016/j.jacbts.2016.09.005

[2] J Neurosci Res. 2016 Mar;94(3):253-65. doi: 10.1002/jnr.23699. Epub 2015 Dec 11. An optimized dosing regimen of cimaglermin (neuregulin 1β3, glial growth factor 2) enhances molecular markers of neuroplasticity and functional recovery after permanent ischemic stroke in rats. Iaci JF1, Parry TJ1, Huang Z1, Pavlopoulos E1, Finklestein SP2, Ren J2, Caggiano A1.