29 aprile 2017
Aggiornato 11:00
Salute e longevità

Quanto a lungo vivremo? Non ce lo svela una cartomante ma un esame del sangue

Quanto lunga sarà la nostra vita? Una domanda a cui molti vorrebbero dare risposta. Ma per saperlo non bisogna rivolgersi a una cartomante, basta infatti un semplice esame del sangue

Per sapere quanto si vivrà non serve una cartomante, ma un esame del sangue (© nikkytok | shutterstock.com)

BOSTON – Gli scienziati statunitensi non si sono messi a fare le carte o a leggere la mano, ma sono comunque convinti di poter ‘predire’ quanto a lungo vivrà una persona. E tutto questo per mezzo di un semplice esame del sangue.

La scoperta
Lo studio pubblicato soltanto venerdì scorso sulla rivista scientifica Aging Cell, riporta la scoperta dei ricercatori della Boston University, i quali sostengono di aver scoperto un esame del sangue che può aiutare a prevedere la durata della vita. L’idea viene dall’esame dei dati raccolti utilizzando i biomarcatori (o biomarker) di 5.000 campioni di sangue umano. Con questi, i ricercatori hanno analizzato la salute dei donatori nel corso degli otto anni successivi al prelievo, scoprendo che i campiono potevano ‘predire il futuro’ delle persone.

Vedo e prevedo
La prof.ssa Paola Sebastiani, insieme al dottor Thomas Perls, hanno identificato dei modelli predittivi che indicavano la possibilità di essere in salute o, al contrario, di sviluppare nel corso del tempo malattie come cancro, malattie cardiache e diabete. Nel totale, i ricercatori hanno identificato 26 diversi biomarker predittivi. Conoscere dunque prima del tempo a quali rischi per la salute e a quali malattie si potrà andare incontro in futuro, potrà significare intervenire prima che questi si manifestino, intervenendo per esempio sullo stile di vita, la dieta e altri fattori di rischio.

Un indicatore della salute
I ricercatori ritengono che la loro scoperta sia un passo in avanti nella prevenzione delle malattie e nel poter offrire maggiori speranze di vivere in salute e più a lungo. «Esistono molti punteggi utilizzati per la previsione e il rischio di specifiche malattie come per esempio quelle cardiache – spiegano gli autori dello studio – Qui, però, stiamo compiendo un altro passo avanti, mostrando che particolari modelli di gruppi di biomarcatori possono indicare quanto bene una persona sta invecchiando e il suo rischio di sindromi e malattie specifici legati all’età». I ricercatori, infine, concludono che sono tuttavia necessari ulteriori studi su grandi gruppi di persone al fine di confermare ulteriormente i risultati.