23 marzo 2017
Aggiornato 15:00
Ricerca italiana

La mamma trasmette i propri batteri al neonato

Una ricerca condotta dai ricercatori del Cibio (Università di Trento) rivela che molti batteri presenti nel neonato sono trasmessi dalla madre

La mamma trasmette dei batteri al neonato al momento della nascita (© misfire_asia | shutterstock.com)

TRENTO – Una buona parte dei batteri che albergano nell’organismo del neonato proviene con molta probabilità dalla madre. Questo, secondo una ricerca condotta da un team di ricercatori del Cibio dell’Università di Trento e pubblicata su mSystems, la nuova rivista dell’American Society for Microbiology.

La trasmissione verticale
C’è da tempo l’idea che la madre, durante il parto, possa trasmettere microorganismi di vario tipo al neonato durante il parto. Questo processo si chiama ‘trasmissione verticale’. Un fenomeno che, secondo gli scienziati, apre diversi e interessanti scenari terapeutici. Tuttavia, fino a oggi, questo è stato particolarmente difficile da osservare a causa di limitazioni di natura tecnica.

La prova
Quello che dunque mancava era una prova effettiva di questa trasmissione verticale, evidenza osservata dai ricercatori dell’Università di Trento in collaborazione con le unità operative di Ostetricia e Neonatologia dell’Ospedale di Trento. In questo studio pilota, si è scoperto che la trasmissione verticale dei microbi effettivamente avviene almeno per alcune specie batteriche e può essere studiata in modo sistematico. E per arrivare a questo risultato hanno combinato tecniche di laboratorio e tecniche computazionali innovative.

Lo studio
Finanziato dalla Fondazione Caritro e sostenuto in parte anche dal Miur e dalla Commissione europea, lo studio ha rilevato la presenza di ceppi batterici geneticamente identici nei campioni fecali di neonati e delle loro madri, diversi da quelli individuati in altri neonati o madri: un segnale - sottolinea l’ateneo trentino - che attesta la trasmissione verticale. I risultati indicano inoltre che i ceppi trasmessi appartenenti a diverse specie di Bacteroides e Bifidobacterium erano attivi nelle comunità microbiche (dette microbiomi) sia della madre che del neonato suggerendo che la trasmissione verticale sia avvenuta con successo e possa essere duratura.

Una trasmissione importante
«L’esposizione precoce del neonato è importante per l’acquisizione e lo sviluppo di un microbiota sano – spiega Nicola Segata, autore dello studio e ricercatore presso il Centro di Biologia Integrata (Cibio) dell’Università di Trento – Abbiamo elaborato metodi per individuare il flusso verticale di microorganismi dalle madri ai neonati e dimostrato che le madri sono la fonte di parte dei microbi che potrebbero essere essenziali per lo sviluppo del microbiota intestinale del neonato. La rivoluzione si chiama metagenomica, un metodo biotecnologico che dalle feci o dalla saliva di una persona consente di risalire ai microorganismi presenti attraverso il sequenziamento del loro materiale genetico e l’analisi informatica dei dati. L’approccio classico richiederebbe invece la coltivazione dei microorganismi in laboratorio: una pratica che ha altri vantaggi ma che è lenta, costosa ed estremamente difficile per la maggioranza dei batteri nel microbiota».

Un doppio bagaglio
Ogni persona ha un doppio ‘bagaglio’ di informazioni che porta con sé per tutta la vita: il proprio patrimonio genetico che eredita dai genitori e il microbiota, il corredo di batteri, virus e funghi che popolano il nostro corpo e che superano in numero le nostre stesse cellule. «La quasi totalità di questi ceppi microbici in persone sane ha funzioni indispensabili per il corpo umano, come per esempio coadiuvare la digestione – sottolinea il dott. Segata – Ma la presenza di determinate varianti di alcuni microorganismi solitamente non patogeni può significare avere rischi aumentati di contrarre malattie complesse e/o autoimmuni come il diabete, il morbo di Crohn e la colite ulcerosa». «Benché sia ancora presto per i risultati finali su tutte le cinquanta coppie – conclude il ricercatore – possiamo dedurre che probabilmente una parte considerevole dei batteri del neonato proviene dalla madre. Il prossimo passo sarà quello di confrontare le vie di trasmissione dei microbi nel parto naturale e nel parto cesareo, nell’allattamento al seno, nel contatto pelle a pelle subito dopo la nascita».