23 maggio 2017
Aggiornato 05:00
Wi-Fi e salute

Wi-Fi: è pericoloso per la salute? Le risposte dalla scienza

C’è chi dice che non corriamo alcun rischio, che non esiste la sensibilità elettromagnetica. Eppure alcuni studi scientifici sono riusciti a trovare risposte molto interessanti. Ti consigliamo di leggerle attentamente

Il wi-fi è pericoloso per la salute? (© Smart Foto | Shutterstock)

Siamo perennemente circondati da campi elettromagnetici, uno di questi generato dalle reti Wi-Fi. Poiché l’essere umano è dotato di campo elettromagnetico proprio, verrebbe da chiedersi quanto, quelli esterni, possono influire sul nostro stato di salute. Ricordiamo anche che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato i campi elettromagnetici utilizzati nella comunicazione mobile come possibili cancerogeni. Ecco cosa ne pensa la scienza delle reti Wi-Fi.

Cos’è un Wi-Fi?
Tutti parliamo di Wi-Fi, ma poco si sa del suo funzionamento. Il Wi-Fi utilizza una tecnologia basata sul famoso protocollo IEEE 802.11 Lo scopo è permettere a diversi terminali di collegarsi in modalità Wireless, quindi senza fili. Generalmente si utilizza per mezzo di un router che è in grado di coprire, attraverso una banda larga, una distanza di circa 100 metri. Tale distanza, però, è sfruttabile solo se non vi sono ostacoli come muri, porte o barriere di diverso tipo. Inoltre, la potenza di trasmissione è regolata da specifiche normative di sicurezza (rischio elettromagnetico), per cui si attesta a un massimo di 100 mW. Le frequenze utilizzate vanno da 2,4 a 5,4 GHz. Le prime, essendo molto simili a quelle dei forni a microonde possono essere disturbate da un loro eventuale utilizzo nelle vicinanze.

La distanza aiuta
Il nostro router Wi-Fi è in grado di trasmettere anche attraverso vari muri, arrivando a distanze mediamente lunghe. Le onde inviate fanno capo alla famosa legge dell’inverso del quadrato, ciò significa che ogni volta che le distanze vengono raddoppiate partendo dalla zona in cui è collocato il router ciò che arriva è solo un quarto dell’energia che viene prodotta alla fonte.

Ci sono radiazioni e radiazioni
Le radiazioni che conosciamo si differiscono in ionizzanti e non ionizzanti. Le prime sono le più pericolose e sono, per esempio, i raggi X, i raggi Gamma e i raggi Ultravioletti. La loro peculiarità è quella di rimuovere elettroni dagli atomi: da qui si evince il motivo della loro pericolosità. Per fortuna, però, i Wi-Fi sfruttano le radiazioni non ionizzanti. In questo caso gli atomi non vengono colpiti perché la lunghezza d’onda generata è inferiore a quella della luce.

Le dovute precauzioni
Nonostante ciò si tratta comunque di campi elettromagnetici che vanno a interferire con il nostro campo e organismo. È indubbio che il pericolo maggiore si corre nel caso in cui si utilizzasse per lungo tempo un telefono cellulare posto direttamente vicino alla testa. Questo vale anche per il router Wi-Fi: stare nelle immediate vicinanze potrebbe comportare alcuni rischi, anche se ancora non ben identificati dalla scienza.

Quali pericoli per la salute?
Purtroppo non esiste niente di ancora chiaro e i motivi sono due: il primo è che è una tecnologia relativamente nuova e poco semplice da studiare in termini di rischi per la salute. Il secondo è che non si sa se esistono bias (bias di pubblicazione o outcom reporting bias) nella letteratura scientifica. È un tema che è stato proposto anche dalla trasmissione RAI ‘Report’ nel 2008. Tuttavia in merito a quanto riportato sono stati sollevati molti dubbi sulla credibilità, perché tutte le persone intervistate vertevano per l’allarmismo piuttosto che per la ricerca della verità.

Ipersensibilità elettromagnetica
Non sono poche le persone che affermano di avere strani sintomi in presenza di Wi-Fi o campi elettromagnetici simili. Tra i sintomi più comuni ci sono nausea, mal di testa, nervosismo, depressione e ansia. L’OMS ha classificato il problema con il nome di ipersensibilità elettromagnetica o EHS. Una problematica non riconosciuta ufficialmente in Italia e che pare coinvolgere poche persone (indicativamente il 5% della popolazione). In realtà non esistono evidenze scientifiche che facciano pensare che alcuni individui possano essere sensibili a radiazioni elettromagnetiche di questo genere. Tuttavia è bene dire che L’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha richiesto agli Stati Membri di «prestare un’attenzione particolare alle persone elettrosensibili che soffrono di una sindrome di intolleranza ai campi elettromagnetici e di introdurre specifiche misure per proteggerli, inclusa la creazione di aree wave-free, non coperte dalle reti wireless».

Le ricerche scientifiche che lo ritengono dannoso
Recentemente è stato pubblicato uno studio su International Journal of Radiation Biology che ha valutato i danni delle frequenze emesse da un Wi-Fi da 2,5 MHz. La ricerca si è basata sulla sua azione diretta nei confronti del microRNA (miRNA). Queste piccole molecole endogene svolgono un ruolo fondamentale nella crescita, nella proliferazione e nella morte cellulare, sopprimendo anche i geni bersaglio. Durante lo studio, condotto su modello animale, i ratti sono stati esposti a radiazioni a 2,4 GHz per 24 ore per un anno. A differenza di quelli che non erano stati esposti, essi hanno avuto un’alterazione dei miRNA: in particolare alcuni regolatori genici come il mir 107 ha aumentato la sua espressione di almeno tre volte la norma. Da ciò gli scienziati concludono che «L’esposizione a lungo termine a una frequenza di 2,4 GHz RF può portare a effetti negativi, come le malattie neurodegenerative originiate dall’alterazione di alcune miRNA. Ulteriori studi dovrebbero essere dedicati agli effetti delle radiazioni RF sui livelli di espressione di miRNA».

Problemi di fertilità? Potrebbe essere colpa del Wi-Fi
Un altro studio recente pubblicato su Cell Journal ha messo in evidenza come l’esposizione alle frequenze tipiche del Wi-Fi (di antenne per 7 ore, studio condotto su modello animale) può portare a una diminuzione dei parametri spermatici insieme a un aumento delle cellule apoptosi positive (morte cellulare). «Considerando il progressivo privilegio delle reti wireless da 2,45 GHz nel nostro ambiente, abbiamo concluso che dovrebbe essere una delle principali preoccupazioni per l’esposizione tempo-dipendente del nostro corpo alle frequenze più elevate in presenza di antenne Wi-Fi». Uno studio simile ha valutato i danni al DNA causati da una ripetuta esposizione al Wi-Fi con ricadute negative sulla fertilità.

Stessi risultati su esseri umani
Ci sono anche ricerche scientifiche che hanno evidenziato l’impatto negativo sugli esseri umani. A tale scopo hanno chiesto ad alcuni uomini di donare lo sperma, dopo essere stati alcune ore collegati al proprio computer in Wi-Fi. «Noi ipotizziamo che il mantenimento di un computer portatile collegato in modalità wireless a internet, se posizionato vicino ai testicoli può causare una diminuzione della fertilità maschile».

Aumenta lo stress ossidativo e il rischio di cancro
Sulla base del fatto che lo stress ossidativo può indurre il cancro della laringe e che la radiazione elettromagnetica (EMR) induce stress ossidativo in differenti sistemi cellulari, alcuni ricercatori hanno voluto valutare l’impatto di un’esposizione alla frequenza tipica del Wi-Fi. Dai risultati è emerso che i livelli di perossidazione erano decisamente più elevati sugli animali esposti al Wi-Fi. Mentre il glutatione perossidasi era inferiore. L’alterata espressione del glutatione è associato con il danno ossidativo al DNA, e quindi, a un maggior rischio di contrarre il cancro. La buona notizia è che «c’è un apparente effetto protettivo della melatonina sullo stress ossidativo indotto dal Wi-Fi».

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[11] Consiglio d’Europa, risoluzione 1815 (2011) The potential dangers of electromagnetic fields and their effect on the environment, par. 8.1.4.