23 marzo 2017
Aggiornato 15:00
Pediatria

L’autismo si può prevedere in tempo, quando si è ancora neonati

Prevedere se il proprio figlio è a rischio di sviluppare l’autismo è possibile grazie a una risonanza magnetica nei neonati, specie se in famiglia c’è già stato o c’è un caso di disturbo dello spettro autistico. Lo studio

Autismo, si può predire da neonati (© Tatyana Dzemileva | shutterstock.com)

STATI UNITI – Gli scienziati della University of North Carolina-Chapel Hill hanno trovato che per mezzo di una risonanza magnetica per immagini (MRI) è possibile predire se un neonato è a rischio di sviluppare l’autismo, o disturbo dello spettro autistico.

Se c’è già un caso
Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, mette in evidenza che se in famiglia c’è già stato o se c’è un caso di autismo, allora il rischio che il nuovo nascituro possa sviluppare anch’egli questa condizione è molto alto. Per questo motivo è ancora più importante poterlo prevedere per tempo.

Un responso accurato
La scansione con la risonanza magnetica e l’utilizzo di un algoritmo software sviluppato dai ricercatori permette di predire con una certa precisione se il neonato è a rischio autismo. L’algoritmo sviluppato dagli scienziati prevede l’inserimento di dati quali le dimensioni del cervello del neonato a 6 e 12 mesi di età, il genere sessuale e altri parametri ancora. Questo software pare abbia un’accuratezza dell’80% nel predire il rischio.

La diagnosi oggi
Oggi, una diagnosi definita ‘precoce’ si ottiene in media intorno ai 2 o 3 anni di vita. Ecco pertanto che poter invece predire il rischio molto prima (fin dai primi mesi di vita) cambierebbe drasticamente le cose. Specie se si tiene conto che la presenza di un fratello maggiore con disturbo dello spettro autistico fa lievitare le probabilità che il nuovo nato soffra degli stessi problemi.

Lo studio
Gli scienziati statunitensi hanno osservato e analizzato il cervello di un gruppo di neonati che avevano un fratello o sorella maggiori con disturbo dello spettro autistico. L’intento era quello di trovare la presenza di segnali molto precoci della malattia. Dall’analisi è emerso che quando la superficie del cervello si presenta iper-espansa già nei primi 12 mesi di vita del neonato, è molto probabile che il bambino manifesti i sintomi dell’autismo a 2-3 anni d’età. Come si può facilmente intuire, i risultati di questo studio hanno un peso notevole nelle pratiche di prevenzione e controllo di un disturbo altamente invalidante per i bambini e gli adulti di domani.