23 aprile 2017
Aggiornato 13:30
salute

Diabete, donne più in pericolo degli uomini. La SID: «Il diabete provoca tre volte più infarti nelle donne»

Le donne con il diabete rischiano molto di più che gli uomini. La Società Italiana di Diabetologia avverte che è necessario non abbassare la guardia ed essere più aggressive con la terapia, perché le donne sono più facilmente vittime di infarto, ictus, scompenso cardiaco e danni ai vasi sanguigni

Diabete: le donne rischiano più degli uomini (© Africa Studio | shutterstock.com)

RICCIONE – La Società Italiana di Diabetologia (SID) in congresso a Rimini lancia l’appello alle donne: rischiano molto più che gli uomini. Ed è un rischio grave, poiché sono decisamente più soggette a infarto, ictus, scompenso cardiaco e patologie dei vasi periferici. Per questo motivo, le donne non devono abbassare la guardia e sottoporti ancora di più alle terapie. Ma il messaggio è anche e soprattutto rivolto agli specialisti, i quali sono invitati a non fare differenze tra i generi ed essere più aggressivi nel proporre le terapie.

La prima causa di morte
Forse non tutti lo sanno o se ne rendono conto, ma «Il diabete provoca tre volte più infarti nelle donne, ed è anzi la prima causa di morte nel genere femminile – sottolinea Giovannella Baggio, titolare della prima cattedra di Medicina di genere all’università di Padova – Ma le donne non lo sanno, come non sanno riconoscere i sintomi, che in loro sono diversi. Hanno meno dolore e invece provano magari forte ansia e mancanza di respiro. Sintomi così diversi che non preoccupano: ecco perché nelle donne la mortalità è più alta».

Diversi
Anche per quanto riguarda le malattie uomini e donne sono spesso diversi. Così come lo sono i risultati e gli effetti delle terapie. Ecco perché le donne diabetiche devono stare più attente. Gli esperti della SID avvertono che, a parità di terapia, le donne non riescono a raggiungere gli stessi obiettivi degli uomini, come per esempio i livelli di emoglobina glicata, e quelli della glicemia a digiuno e postprandiale e i livelli di pressione arteriosa. Ma non si tratta di disparità nel trattamento: «Le donne non fanno meno controlli degli uomini – precisa la dott.ssa Giuseppina Russo, del dipartimento di Medicina clinica e sperimentale dell’Università di Messina – né ricevono meno farmaci». I problemi pare siano altri.

Distratte?
Gli esperti della SID ritengono che un problema sia che le donne spesso sono un po’ ‘distratte’ nel curarsi e seguire la terapia. «C’è il sospetto – suggerisce la dott.ssa Russo – che forse, avendo la vocazione ad accudire la famiglia, si prendano un po’ meno cura di sé e seguano meno puntualmente la terapia. Ma il punto – prosegue l’esperta – è che ci sono differenze biologiche importanti ancora da esplorare: i fattori ormonali proteggono le donne, è vero, ma nel diabete di tipo 2 la protezione estrogenica non funziona. Donne e uomini devono essere trattati in modo diverso, ma bisognerebbe insegnarlo anche nelle facoltà di Medicina, così come si insegna Geriatria. La medicina di genere non è una rivendicazione ma finché non identificheremo fattori diversi di rischio per le donne, dico sempre che ogni volta che abbiamo davanti una donna con diabete dobbiamo dimenticare che è donna, e pensare sia un uomo e che il suo rischio cardiovascolare è maggiore e la espone a un aumento di mortalità».

Rischi raddoppiati
Le donne dunque rischiano di più. E non è una teoria, ma una realtà. Il genere femminile rappresenta il 48% del totale di malati di diabete di tipo 2 – che in Italia sono circa 4 milioni. E non è un caso che la Giornata Mondiale del Diabete sia quest’anno dedicata proprio alle donne, così come voluto dall’International Diabetes Federation. «Quasi tutti i rischi legati alla malattia nelle donne sono più alti del 30% o anche raddoppiati – fa notare Giorgio Sesti, presidente SIS – ma questo aumento altissimo di rischio non è percepito dai medici né tanto meno dalle pazienti».

Poca prevenzione
Medici ed esperti non fanno che ripeterlo: l’unica vera arma per combattere le malattie –specie quelle gravi – è la prevenzione. Ma, nonostante ciò, proprio le donne sono quelle che fanno meno prevenzione. «Meno mammografie e pap-test. E questo nonostante la malattia esponga a un rischio doppio di tumori e richiede quindi una sorveglianza maggiore – dichiara Enzo Bonora, presidente della Fondazione Diabete ricerca – Le donne nei fatti sono trattate meno, e non sappiamo se è il medico che prescrive meno o sono loro che sottovalutano la malattia. Nel nostro ambulatorio a Verona vedo sempre più spesso donne amputate che prima non c’erano: se anziché curare per evitare le complicanze, ci ritroviamo a doverle trattare vuol dire che qualcosa nel sistema non funziona».

Un costo sempre maggiore
Una minore prevenzione, e dunque una necessità di curare, si traduce in un maggiore onere per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), che spende in media ogni anno 520 euro per ogni paziente con diabete di tipo 2 – cieca il doppio per chi non ha il diabete. Nonostante sia soltanto la metà a essere curato in uno dei circa 600 centri specialistici, dato che l’altro 50% è trattato dai medici di medicina generale o preferisce non curarsi per evitare di essere vittime di uno stigma verso chi è affetto da questa patologia.

Una speranza ma…
Sono molti i pazienti diabetici a sperare nel pancreas artificiale – di cui si stanno concentrando diverse ricerche. Ma, nel frattempo, sia le persone con diabete di tipo 1 e chi è dipendente dall’insulina potrebbe beneficiare dal ricorso ai microinfusori – che però sono pochi e non sono disponibili per tutti. «Su noi medici c’è forte pressione per non prescriverli – commenta il dott. Bonora – e i pazienti fanno la guerra per averli. Ma il problema dei costi è un falso problema: costano circa 75 milioni di euro all’anno. A fronte dei 980 milioni di euro che spendiamo ogni anno per gli inibitori di pompa. E di gastrite non si muore». Anche la sanità, come accade anche in altri settori, spesso è soggetta a contraddizioni.