23 marzo 2017
Aggiornato 21:00
Cardiologia

I depositi di calcio nelle arterie possono essere predittivi di un attacco di cuore

Un nuovo studio mostra che le placche calcificate sarebbero le uniche e vere responsabili di attacco cardiaco

Placche ateroslerisiche (© SuriyaPhoto | Shutterstock)

L’attacco cardiaco (o infarto) è ancora uno dei più temibili eventi cardiovascolari di questo millennio. Si tratta di un fenomeno improvviso che necessita di un intervento immediato e tempestivo che, altrimenti, potrebbe costare una vita. Vi sono, tuttavia, alcuni marker che possono prevedere il rischio di infarto del miocardio e, nel caso, prendere tutte le misure precauzionali perché ciò non accada.

Il pericolo sono le placche calcificate
Le placche aterosclerosiche sono dei depositi di consistenza ‘appiccicosa’ che si accumulano nelle arterie, provocandone l’indurimento e il restringimento. Se queste sono anche calcificate potrebbero aumentare il rischio di eventi cardiovascolari come appunto un attacco cardiaco. Secondo quanto emerge da una nuova ricerca, tuttavia, le normali placche di consistenza più morbida non rappresenterebbero un problema. Tutto ciò cambia notevolmente il modo di concepire il rischio di danno cardiaco.

Non solo un indicatore di rischio
«E’ un marcatore di malattia, non è solo un indicatore di rischio. E pensiamo che sia un probabile predittore di fondamentale importanza» ha dichiarato Brent Muhlestein del Medical Centre Heart Institute Intermountain dello Utah, Stati Uniti. Per arrivare a tale conclusioni gli scienziati hanno valutato la composizione della placca coronarica attraverso l’angiografia coronarica con tomografia computerizzata (TAC).

Un nuovo punto di vista
Secondo i dati ottenuti da questa nuova ricerca, viene completamente ribaltato il concetto di pericolosità delle placche dure, accusate di rischio cardiaco. Sarebbero i depositi di calcio che, calcificando le placche, potrebbero predire un infarto. Questi i risultati di uno studio presentato durante l’American College of Cardiology Scientific Sessions a Washington D.C. «Sulla base della nostra nuova ricerca, è la placca calcificata che sembra essere associata a eventi avversi cardiovascolari», specifica Muhlestein.

Le statine non sempre servono?
Gli scienziati si chiedono quindi se sia necessario assumere sempre statine o meno. Secondo il loro studio, molti pazienti potrebbero evitare di utilizzarle se presentano solo placche ‘morbide’ e hanno livelli di colesterolo alto.

  • Approfondimento: come agiscono le statine
    Le statine hanno una doppia azione: inibiscono la produzione di colesterolo a livello del fegato e svolgono un’azione ‘riequilibrante’ della placca aterosclerotica. Evitano cioè che si rompa causando trombosi, scompensi cardiaci, infarti eccetera. Inoltre le statine tendono anche a ridurre l’infiammazione che si verifica nella zona colpita. Tuttavia, va sottolineato che se la placca è molto vecchia e calcificata è pressoché impossibile ridurne le dimensioni attraverso l’uso farmacologico.

Durante lo studio i pazienti sono stati seguiti per ben 7 anni valutando eventuali cambiamenti alla composizione della placca, prevendo il reale rischio di evento cardiaco.