23 marzo 2017
Aggiornato 21:00
Prevenzione dell’autismo

Prevenire l’autismo si può: bastano integrazioni di vitamina D

Assumere vitamina D durante la gravidanza pare possa prevenire i disturbi dello spettro autistico. Ecco qual è la forma migliore e più attiva

Autismo e carenza di vitamina D nelle donne in gravidanza (© Altanaka | Shutterstock)

QUEENSLAND - L’autismo è una patologia la cui causa è ancora avvolta nella nebbia. Tuttavia negli ultimi anni gli scienziati si stanno dando molta pena per comprenderne l’origine e trovare una cura. Un recentissimo studio condotto da ricercatori australiani ha messo in evidenza come integrazioni di vitamina D potrebbero evitare la comparsa della patologia.

  • Approfondimento: cos’è l’autismo?
    L’autismo è un disturbo dello spettro autistico che esprime un’estrema difficoltà di comunicazione e interazioni con altre persone.

Vitamina D per la mamma
Nuove speranze arrivano da un team di ricerca dell’Università del Queensland che è riuscito a dimostrare come l’assunzione di vitamina D, da parte della mamma durante i mesi di gestazione, può ridurre il rischio di autismo nei bambini. Questo evidenzia ancora una volta l’importante ruolo che svolge la vitamina D nella formazione del cervello.

Il primo trimestre è quello più importante
Tutti sappiamo che il primo trimestre di gravidanza è uno dei più importanti per la salute del nuovo nascituro. E tale periodo sembra essere essenziale anche per la prevenzione dell’autismo– per lo meno secondo quanto è emerso dallo studio condotto su modello animale: «Abbiamo scoperto che le femmine in gravidanza trattate con vitamina D attiva nell’equivalente del primo trimestre di gestazione, ha prodotto prole che non ha sviluppato questi deficit», ha dichiarato Darryl Eyles, professore presso l’Università di Queensland.

Non è il primo studio che associa la carenza di vitamina D all’autismo
Anche studi recenti avevano mostrato un legame diretto tra donne in gravidanza con bassi livelli di vitamina D e bambini affetti da autismo. Durante il nuovo studio, invece, i ricercatori hanno voluto valutare il ruolo della vitamina D su topi affetti da un deficit di interazione sociale che corrisponde alla patologia che negli esseri umani viene diagnosticata come autismo.

C’è vitamina D e vitamina D
Secondo quanto emerge dallo studio pubblicato su Molecular Autism, non tutte le forme di vitamina D possono essere utilizzate nelle donne in gravidanza. Alcune di queste influenzano infatti lo sviluppo dello scheletro fetale. La forma migliore da assumere durante la gestazione pare essere il colecalciferolo. Tuttavia ancora non è stato possibile determinare quale sia la giusta quantità da assumere al fine di raggiungere i giusti livelli di vitamina D nella forma ormonale attiva a livello ematico.

Niente è eguagliabile al sole
Va sottolineato che la vitamina D migliore è quella che si ricava da un’esposizione all’aria aperta – prodotta dalle cellule cutanee in risposta ai raggi ultravioletti.