30 maggio 2017
Aggiornato 01:00
La piaga del sovrappeso

«Okkio alla Salute», meno sovrappeso e obesità infantile. Ma Italia ancora fanalino di coda in Europa

Diminuiscono i bambini sovrappeso o obesi in Italia, che però rimane fanalino di coda in Europa. Ricciardi: «Il 40% dei genitori con figli sovrappeso è convinto che abbiano un giusto peso»

Molti bambini sono ancora sovrappeso o obesi (© sirtravelalot | shutterstock.com)

ROMA – I dati rilevati dal ‘Sistema di Sorveglianza Okkio alla Salute’ dicono che in meno di dieci anni sono diminuiti del 13% i bambini obesi e in sovrappeso nel nostro Paese. Promosso dal Ministero della Salute/CCM (Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, il sistema è stato illustrato presso l’Auditorium ‘Biagio D’Alba’ del Ministero della Salute, nel corso del convegno ‘Dieci anni di Okkio alla SALUTE: i risultati della V raccolta dati e le sfide future’. I dati sono stati raccolti su un campione di 48.946 bambini di 8-9 anni e 48.464 genitori, a rappresentanza di tutte le regioni italiane. All’interno delle scuole, operatori formati con metodologia standardizzata hanno misurato peso e statura dei bambini

Ancora tra i peggiori
Sebbene i dati mostrino che vi è una lenta, ma costante, diminuzione del fenomeno, l’Italia rimane impantanata nella classifica dei peggiori Paesi europei per obesità infantile. Lo dimostra la ‘Childhood Obesity Surveillance Initiative – COSI’ della Regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), iniziativa internazionale a cui partecipano più di 30 Paesi e in cui l’Italia figura tra le nazioni con i più elevati livelli di sovrappeso e obesità. «L’obesità è diventata uno dei maggiori problemi di sanità pubblica in Italia – dichiara Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS – Nonostante il miglioramento registrato dagli ultimi dati restano forti differenze geografiche tra Nord e Sud, a discapito di quest’ultimo. La diminuzione del tasso di obesità nei bambini è un segno che le politiche sanitarie messe in atto cominciano a dare i primi risultati ed è contemporaneamente il segnale che dobbiamo concentrare maggiormente gli sforzi in questa direzione. Tuttavia – prosegue Ricciardi – resta molto da fare, soprattutto nella promozione della consapevolezza sui corretti stili di vita. I genitori devono fare la loro parte: infatti, questi dati ci dicono che circa il 40% delle madri di bambini in sovrappeso o obesi ritiene che il peso del proprio figlio sia nella norma».

I dati
L’indagine coordinata dall’ISS mostra, in particolare, che la percentuale di bambini obesi di età compresa tra i 6 e i 10 anni scende dal 12% del 2008/09 al 9,3% del 2016, e quella dei bambini in sovrappeso passa dal 23,2% del 2008/9 al 21,3% del 2016. L’ultima rilevazione, oltre a confermare i dati precedenti, ha evidenziato la grande diffusione tra i bambini di abitudini alimentari errate. Unico dato positivo è un piccolo miglioramento nel consumo di frutta e/o verdura, che aumenta, mentre diminuisce il consumo di bevande zuccherate e/o gassate. Ma quello che resta ancora carente è una dieta bilanciata.

Abitudini scorrette
«In Italia, l’8% dei bambini salta la prima colazione e il 33% fa una colazione comunque inadeguata, cioè sbilanciata in termini di carboidrati e proteine condizionando negativamente l’equilibrio calorico del resto dei pasti – spiega Angela Spinelli del Centro Nazionale Prevenzione delle Malattie e Promozione della Salute – a metà mattina, infatti  il 53% fa una merenda troppo abbondante e a tavola il 20% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura, mentre durante la giornata il 36% consuma quotidianamente bevande zuccherate o gassate. Nonostante sempre di più sembra che ci sia grande attenzione all’alimentazione e alle tante mode alimentari in giro, soprattutto in rete – osserva la ricercatrice – la realtà ci dice che di fatto neanche sufficientemente ancora ci avviciniamo a un corretto bilanciamento dei nutrienti nell’alimentazione dei nostri bambini».

Sempre più sedentari
La tendenza negativa, si scopre, si riflette anche sulle attitudini sportive e sulla sedentarietà dei bimbi italiani. Il 23,5% dei bambini svolge giochi di movimento non più di 1 giorno a settimana; il 33,8% dei bambini svolge attività fisica strutturata non più di 1 giorno a settimana e il 18% non ha fatto attività fisica il giorno precedente l’indagine. Inoltre, solo circa 1 bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta. Attitudini che si radicano ancora di più grazie all’uso scorretto delle tecnologie vecchie e nuove: il 44 % ha la TV in camera, il 41% guarda la TV e/o gioca con i videogiochi/tablet/cellulari per più di 2 ore al giorno che è il massimo del tempo raccomandato dagli esperti.

L’obesità è ancora un problema
Nel mondo occidentale sovrappeso e obesità infantile costituiscono un problema di sanità pubblica. L’obesità rappresenta un importante fattore di rischio di malattie croniche e, quando presente in età pediatrica, si associa a una più precoce insorgenza di patologie tipiche dell’età adulta. L’impatto dell’obesità e delle sue conseguenze in termini sociali giustifica la necessità di intraprendere interventi urgenti e incisivi per contrastare la diffusione del fenomeno. E’ necessario investire nella prevenzione, anche con il coinvolgimento attivo di settori della società esterni al sistema sanitario, sia istituzionali che della società civile, così come raccomandato dall’Unione Europea (UE) e dall’OMS attraverso strategie e Piani d’azione. Tutte le Regioni sono, inoltre, impegnate nella realizzazione del Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014-2018 che, secondo l’approccio del Programma Guadagnare salute, interviene attraverso strategie di popolazione in specifici ‘setting’. Particolarmente importante a tal fine è il raccordo tra salute e scuola cui compete un ruolo educativo molto rilevante anche nel supportare e stimolare comportamenti salutari a partire dall’infanzia, coinvolgendo le famiglie e l’intera comunità scolastica.

Gli obiettivi
Il PNP, in particolare, per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili mira al raggiungimento dei seguenti obiettivi:

  • aumento del 25% dei bambini in allattamento materno esclusivo fino al sesto mese (180 giorni di vita)
  • incremento del 15% della prevalenza di bambini di 8-9 anni che consumano almeno 2 volte al giorno frutta e/o verdura
  • riduzione del 30% della prevalenza di soggetti di 3 anni e più che non prestano attenzione alla quantità di sale e/o al consumo di cibi salati.