30 maggio 2017
Aggiornato 01:00
Sicurezza alimentare

Sucralosio, secondo l’Efsa è sicuro e non causa il cancro

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare conferma che il sucralosio è sicuro e non causa il cancro. C’è dunque da stare tranquilli?

Dolcificante (© Image Point Fr | shutterstock.com)

ROMA –  L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ritiene che il sucralosio (E955 o Splenda), sarebbe un dolcificante sicuro e che non causa il cancro. La sua decisione arriva dopo diversi anni di ricerca sul sucralosio, ingrediente dolcificante di alcuni prodotti ‘light’. La sentenza è stata pubblicata sull’EFSA Journal [1] e, di fatto, respinge le accuse mosse da un piccolo studio italiano condotto dai ricercatori dell’Istituto Ramazzini sui topi che avanzava appunto l’ipotesi che il dolcificante potesse avere effetti dannosi per la salute e il rischio di cancro. Secondo l’Efsa, «i dati disponibili non hanno sostenuto le conclusioni degli autori (Soffritti et al., 2016) [2]».

I motivi della contestazione
Agli autori dello studio italiano l’Efsa ha contestato diversi bias, tra cui non aver rispettato gli standard di ricerca riconosciuti nei propri studi sul dolcificante e l’aver utilizzato un design non convenzionale che porta a inconcludenti e inaffidabili risultati. Oltre a ciò, secondo l’Efsa, i ricercatori non sono stati in grado di dimostrare alcun effetto probabile del sucralosio sullo sviluppo del tumore. I topi, secondo le contestazioni, si ammalerebbero di tumore con l’età e nello studio in questione sono state date dosi fino alla morte, il che comprometterebbe l’interpretazione di dati affidabili. Per cui i ricercatori avrebbe alla fine tratto delle conclusioni che non erano supportate dai dati.

Pro sucralosio
Le aziende produttrici del dolcificante, come ci si può aspettare, sottolineano che non sono loro a determinare le linee guida per il tipo di ricerca che deve essere fatta su questi additivi alimentari. Queste sono infatti fissate dalle autorità di ricerca, sicurezza e salute di tutto il mondo. La sicurezza del sucralosio sarebbe stata dimostrata da un ampio corpo di ricerca, sottolineano i produttori. L’FDA e altre agenzie di regolamentazione avrebbero recensito più di 110 studi scientifici progettati per soddisfare i programmi di ricerca raccomandati e stabiliti dagli esperti delle autorità sanitarie per indagare sulla sicurezza di un nuovo ingrediente alimentare. Le revisioni di questi studi avrebbero portato a conclusioni coerenti che il sucralosio è sicuro, anche per le donne che sono in gravidanza o in allattamento e per i bambini.

I dubbi
Anche se le aziende produttrici fanno leva sui consumatori basandosi sulle decisioni dell’Efsa e sulle recensioni dell’FDA, sono tuttavia molti i dubbi che accompagnano l’uso di dolcificanti artificiali – proprio per l’artificialità di questi prodotti. E, ovviamente, non tutti gli studi sono pro-sucralosio. Uno di questi, del 2014, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Toxicology and Environmental Health, riporta le osservazioni dei ricercatori del Duke University Medical Center in cui si evidenziano gli effetti collaterali del sucralosio. In base a quanto scoperto dalla dott.ssa Susan Schiffman e colleghi, il sucralosio può limitare gli effetti dei farmaci, alterare la flora batterica intestinale benefica e alterare la secrezione ormonale. Insomma, non sempre i ricercatori sono d’accordo, e spesso i risultati di certi studi che sono a favore di questo o quel ingrediente sono finanziati proprio dalle aziende che questi ingredienti li producono. Sarà un caso?

1. EFSA ANS Panel (EFSA Panel on Food Additives and Nutrient Sources added to Food) et al. (2017). Statement on the validity of the conclusions of a mouse carcinogenicity study on sucralose (E 955) performed by the Ramazzini Institute. EFSA Journal 2017;15(5):4784, 14 pp. https://doi.org/10.2903/j.efsa.2017.4784.
2. Soffritti, M., et al. (2016). Sucralose administered in feed, beginning prenatally through lifespan, induces hematopoietic neoplasias in male swiss mice. Int J Occup Env Health, 22, 7-17 http://dx.doi.org/10.1080/10773525.2015.1106075.