28 maggio 2017
Aggiornato 20:30
Il gastroenterologo risponde

Epatite A, ci sono conseguenze importanti?

Il dottor Floriano Rosina a Diario Salute TV: «In realtà la maggior parte degli over 60, ha contratto l’epatite A in età infantile in maniera totalmente asintomatica».

Contrariamente a quanto succede per i virus dell’epatite B e C, quello dell’epatite A non è in grado di procurare un’epatite cronica – spiega Floriano Rosina, direttore del Centro ‘Medical Team’ di Torino. Per cui, il virus dell’epatite A è in grado di determinare esclusivamente una patologia acuta.

Anticorpi naturali
«Questo concetto di epatite acuta va un po’ diviso in due parti: nella maggior parte dei casi, soprattutto quando l’infezione – a causa della scarsa igiene – veniva contratta con facilità in età infantile, vi era una quasi totale assenza di sintomi. Perciò molte persone della mia età o che appartengono allo stesso decennio, potrebbero aver già sviluppato anticorpi nei confronti dell’epatite A. Tali anticorpi sono protettivi in maniera molto simile alla protezione che si ottiene con un vaccino», sottolinea il dottor Rosina

Assenza di sintomi
«In realtà, la stragrande maggioranza di persone che ha contratto l’epatite A in età infantile, non si è mai accorta di aver avuto la malattia. Quindi non ha sviluppato sintomi significativi, non è diventato giallo e non ha avuto tutte le sequele dell’epatite acuta. L’epatite A, invece, rappresenta un problema quando viene acquisito in età adulta – come normalmente accade durante viaggi all’estero o con l’assunzione di frutti di mare e verdure crude non ben pulite. In questo caso, infatti, possono svilupparsi forme sintomatiche e caratterizzate da quello che si chiamava ittero. Il virus può creare danni in particolar modo nelle donne in gravidanza, con un andamento molto severo fino a portare all’epatite fulminante».

I vaccini per l’epatite A
«Fortunatamente, esiste per il virus dell’epatite A un vaccino che è in grado di prevenire l’infezione. Questo vaccino viene consigliato soprattutto nei soggetti a rischio, che si recano all’estero nei Paesi dove l’epatite A è ancora endemica e dove è possibile acquisirla in età adulta», conclude il dottor Floriano Rosina.