28 maggio 2017
Aggiornato 20:00
Esperienze dolorose

Come superare un lutto in famiglia

I consigli di Marina Sozzi per superare al meglio una delle esperienze più dolorose della nostra vita

Il lutto è un’esperienza della vita, ardua e difficile che tutti – prima o poi – siamo chiamati ad attraversare, spiega Marina Sozzi, presidente di Infine Onlus. Purtroppo noi oggi viviamo in un contesto culturale e sociale che non ci aiuta a superare nel migliore dei modi questa dura priva a cui la vita ci sottopone.

Tre giorni non bastano
«Il contesto non ci aiuta perché non dà il tempo necessario per superare quella che è questa esperienza così dolorosa. Simbolicamente, per qualunque lutto, di qualunque entità, noi abbiamo tre giorni di mutua a disposizione. Ciò è molto significativo nella nostra cultura, nella nostra società. Tre giorni: quasi che con il chiudersi del funerale si debba chiudere emotivamente anche il dolore del lutto. Naturalmente non potrà mai essere così. Il fatto che le persone vivano il lutto e non ce la facciano a tornare a essere produttive, tornando alla loro vita normale e quindi siano costrette a prendere alcuni giorni di mutua, è molto significativo. La mutua, infatti, indica malattia. Quindi la lettura che noi oggi diamo al lutto è molto vicina al considerarlo una malattia».

E’ fondamentale interpretarlo diversamente
«Per noi è fondamentale usare un’interpretazione diversa: Infine Onlus considera il lutto un’esperienza dell’umano e non della patologia. Da questo punto di vista è importante riuscire - all’interno di questa società che, negando la morte, tende a negare anche il relativo dolore – riuscire a scavarsi dei percorsi alternativi. Percorsi in cui è possibile elaborare, pensarci, parlarne e capire cosa ci accade nel quotidiano mentre viviamo l’emozione della tristezza».

L’importanza dei gruppi di sostegno
«Una delle soluzioni che Infine Onlus utilizza sono i gruppi sull’auto-mutuo-aiuto sul lutto. Ne esistono un po’ in tutta Italia e sono peraltro raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Essa sostiene che alcuni tipi di esperienze, che sono più esistenziali che sanitarie, sono molto ben elaborate in questi gruppi che condividono lo stesso tipo di esperienza dolorosa. L’incontro avviene una o due volte alla settimana per almeno un’ora e mezza. La chiave di volta per star meglio è proprio la condivisione: siamo animali relazionali, quindi nasciamo e viviamo in relazione. Non siamo individui isolati nonostante la nostra cultura ce lo voglia un po’ far pensare. L’unico modo, perciò, serio e possibile per affrontare un lutto è quello di trovare un modo per darsi il tempo necessario anche se in questo caso è totalmente soggettivo. Non esiste una tempistica in cui siamo fuori tempo massimo ed entriamo nella patologia. Oltre al tempo è importante scegliere le persone giuste con cui condividere l’esperienza», conclude Marina Sozzi.