28 maggio 2017
Aggiornato 20:00
Il medico risponde

Medicina ayurvedica: l’esame del polso per una diagnosi accurata

Un esame semplice e non invasivo permette al medico di comprendere gli squilibri a livello fisico e mentale del proprio paziente

L’esame del polso è un antico metodo che viene inserito in un processo diagnostico – spiega la dottoressa Behnaz Saber, medico chirurgo specializzato in medicina ayurvedica. Non è sufficiente di per sé ma nel contesto della diagnosi, attraverso il polso, si può valutare la costituzione della persona e i suoi dosha che sono eventualmente in squilibrio. Oltre alla qualità dei suoi tessuti e anche del suo AGNI – il suo fuoco digestivo e la sua capacità di smaltire o comunque digerire i vari rimedi.

Deve essere eseguito insieme ad altri metodi diagnostici
«L’esame del polso, da solo, non è sufficiente per ottenere una diagnosi completa. Tuttavia, deve essere inserito in un contesto più ampio dell’esame del paziente. Prima si ascolta, si esegue un esame obiettivo e poi si prende il polso. Questo consente di comprendere appieno la costituzione del paziente, la sua attitudine e la sua psicologia.

  • Approfondimento: come si esegue l’esame del polso
    L’esame del polso è una tecnica antichissima che risale a migliaia di anni fa ed è tipico delle medicine orientali, anche se fino a qualche secolo addietro veniva eseguita una pratica simile anche in Occidente. Di norma andrebbe eseguito la mattina presto o, comunque, sempre in stato di rilassamento. Mentre può essere falsato dopo una lunga esposizione al sole, un massaggio o una sauna. Durante l’esecuzione il medico posiziona l’indice, il medio e l’anulare sul lato radiale del polso. A livello dell’indice e in maniera superficiale di ausculta il battito inerente al dosha VATA, il dito medio quello relativo a Pitta e l’anulare a Kapha.

Lo scopo dell’esame del polso
«I risultati che si ottengono dall’esame del polso aiutano a capire quali sono i dosha su cui bisogna agire per prima cosa e per un’eventuale cura e riequilibrio del suo disagio», conclude la dottoressa Saber.