28 maggio 2017
Aggiornato 20:30
Psicologia e disturbi alimentari

Bulimia, binge-eating e fame emotiva. I sintomi e la terapia

Viviana Zaccaria a Diario Salute TV: «Quando il problema assume risvolti patologici è fondamentale lavorare sugli aspetti emotivi, eventualmente insieme a un’equipe medica multidisciplinare»

Diversi studi mettono in evidenza la relazione tra alimentazione ed emozioni. Spesso, infatti, capita che il nostro bisogno di cibo non dipenda tanto da una fame fisiologica e quindi dalla necessità di introdurre sostanze nutritive per l’organismo, ma piuttosto da un subbuglio emotivo che riteniamo difficile gestire e che perciò vorremmo placare – spiega la dottoressa Viviana Zaccaria psicologa a Torino.

Quali emozioni?
«Potrebbe trattarsi di emozioni che fatichiamo a riconoscere e identificare e che quindi ci spaventano. Oppure emozioni spiacevoli e dolorose che vogliamo allontanare e, in qualche modo, anestetizzare. Il cibo, in queste situazioni, assume un po’ la funzione di calmante. Tutto ciò può mettere in atto un circolo vizioso tipico della fame emotiva. Si provano emozioni incontrollabili che si vogliono calmare e un impulso irrefrenabile a ingerire cibo, a cui segue una soddisfazione nell’immediato. Ma anche una sensazione di apparente benessere che, però, sviluppa vissuti di vergogna e di colpa per non essere riusciti a controllare l’impulso. Questo incrementa il senso di bassa autostima e il subbuglio iniziale», continua la dottoressa Zaccaria.

Come interrompere il circolo vizioso?
«Questo circolo può essere interrotto a più livelli e con diverse strategie. Il lavoro primario è quello di lavorare con le emozioni quindi entrare a contatto con quel subbuglio emotivo e le emozioni che riteniamo disagevoli e che ci spaventano. In questo modo si trovano delle risorse e delle modalità diverse per gestire i nostri vissuti».

Quando il problema diventa serio
«In alcune situazioni questo meccanismo può raggiungere livelli più patologici a seconda della quantità di cibo che si ingerisce. Possono infatti esserci delle vere e proprie abbuffate: in questo caso si parla di disturbo dell’alimentazione incontrollato. La persona in breve tempo è in grado di ingerire enormi quantità di cibo fino ad avere un disagio fisico ed emotivo molto rilevante. Unitamente si può verificare un senso di perdita del controllo rispetto alla propria capacità di gestire gli impulsi. Questo tipo di problema è ancora diverso da quello che viene riconosciuto come bulimia. Infatti, anche nella bulimia si verificano questo genere di abbuffate, ma oltre a questo la persona mette in atto anche condotte di eliminazione. Potrà quindi autoprovocarsi il vomito o eccedere nell’uso dei lassativi e diuretici. In queste situazioni l’aspetto centrale è maggiormente rivolto al controllo del peso, piuttosto che ad altri aspetti».

La terapia nei disturbi alimentari
«L’intervento, quando questo circolo vizioso assume risvolti più patologici è quello di lavorare, anche nel caso della bulimia, sugli aspetti emotivi attraverso un lavoro psicoterapeutico. E, in alcuni casi dove il disturbo prova dei problemi di salute è importante lavorare in équipe multidisciplinare includendo anche le figure mediche», conclude la dottoressa Zaccaria.