23 maggio 2017
Aggiornato 20:30
Il cardiologo risponde

Cos’è un pacemaker e quando viene impiantato?

Cosa serve il pacemaker, i rischi che si corrono e l’intervento da eseguire

Il Pacemaker è un grande dispositivo che ci ha offerto la medicina per risolvere problemi importanti di conduzione e formazione dell’impulso elettrico all’interno del cuore – spiega il dottor Carlo Maggio, direttore del centro medico Salus Projet. In sostanza, si tratta di uno strumento medicale che consente di generare il ritmo elettrico del cuore al posto delle normali strutture cardiache qualora siano deficitarie.

Il ritmo sinusale
«Noi abbiamo il nostro ritmo sinusale che origina dal seno atriale e che ci dà il battito. Queste consente al cuore di contrarsi, cioè prima c’è un evento elettrico. Il cuore genera da sé uno stimolo elettrico e questo ne permette la contrazione cardiaca. Se non c’è lo stimolo elettrico generato spontaneamente dal cuore non abbiamo la contrazione del cuore. Quindi quando abbiamo una pausa di questa formazione spontanea del ritmo elettrico del cuore, il cuore smette di contrarsi».

Cosa accade se la pausa è troppo lunga
«Se questa pausa è sufficiente lunga possiamo avere un deficit di apporto di sangue al cervello e il primo meccanismo che si instaura è quello dello svenimento (o sincope in termini medici). Se da questo momento la pausa si prolunga ancora possiamo avere dei problemi importanti».

Perché si formano queste pause?
«Il più delle volte è causato da un progressivo deterioramento del tessuto di conduzione elettrica del cuore. Con l’età piano piano si formano blocchi e rallentamenti che, se sono tali da generare svenimenti o disturbi importanti, il cardiologo può prendere in considerazione per impiantare un pacemaker».

Come si impianta un pacemaker?
«La tecnica è molto semplice. Abbiamo un catetere che viene messo attraverso delle vene creando uno spazio sotto la clavicola. Poi si mette questo catetere che arriva fino al cuore a contatto con la parte destra del cuore. Questo catetere è collegato a questa sorta di tasca che si trova al di sotto della clavicola. Qui c’è un generatore di impulsi elettrici che entra in funzione solo quando ce ne è bisogno. Quindi solo quando la frequenza cardiaca scende al di sotto di una certa soglia. È un intervento semplice che si esegue anche agli ultra novantenni. Oggi esistono dei pacemaker che non hanno particolari limitazioni. Per esempio, una cosa importante è che non si potrebbe fare una risonanza magnetica, mentre i nuovi modelli permettono di farla. Ovviamente ci vogliono comunque delle attenzioni. Per esempio non si devono attraversare forti campi magnetici come quelli dei controlli aereoportuali. Tuttavia il pacemaker generalmente è ben tollerato ed è in grado di salvare la vita quando è necessario». conclude il dottor Carlo Maggio.