28 maggio 2017
Aggiornato 20:00
L’agopuntore risponde

Agopuntura: è efficace nei malati cancro?

Maurizio Lombardi a Diario Salute TV: «L’agopuntura migliora la vita dei pazienti oncologici riducendo nausea, dolori e assunzione di farmaci, ma non può sostituire in alcun caso la terapia tradizionale medica»

Per ciò che concerne i malati neoplastici – e quindi i tumori – bisogna fare una premessa fondamentale importantissima: non esistono terapie miracolistiche ma soltanto terapie di supporto. L’agopuntura fa parte sicuramente di queste – lo conferma anche l’OMS – spiega il dottor Maurizio Lombardi medico agopuntore FISA. È utile per quanto riguarda l’accompagnamento alla chemioterapia e per ristabilire, per quanto possibile, il miglior riequilibrio energetico generale del paziente stesso.  

Il paziente in fase inziale
«Il paziente affetto da neoplasia che arriva da noi presso il nostro ambulatorio – soprattutto se si trova in una fase inziale – può trarre molti benefici sul fronte energia. Per esempio potrebbe accusare meno nausea, riduzione del dolore o un giovamento nel ritmo del sonno e dell’umore. L’agopuntura può quindi essere vista come una terapia di supporto a tutto ciò che si sta già facendo».

Quando il cancro è a uno stadio avanzato
«Nella fase più avanzata del tumore può dare una mano nel dolore osseo, neuorpatico e cronico. Si tratta di pazienti che normalmente assumono moltissimi farmaci, sia antinfiammatori che chemioterapici. Se a tali pazienti può essere associata dell’agopuntura per ridurre l’utilizzo di questi farmaci, se non altro antidolorifici e antinfiammatori, ben venga. Con questo non si vuole dire che vogliamo sostituirci a tutto ciò che c’è di allopatico a livello ufficiale, perché è una patologia importante»

I miglioramenti si vedono
«I miglioramenti di questi pazienti ci dicono che stanno meglio e vivono meglio la loro condizione. Se li fai stare meglio a livello generale tanto di guadagnato. Tuttavia a questi pazienti va detto quello che in realtà si può fare. Quindi devono sapere sin da subito che non possiamo togliere la neoplasia, le metastasi né il problema che c’è alla base. Però si può dire loro che si cerca di farli vivere nel miglior modo possibile. È bene quindi che si accetti questa cura come un supporto e non come sostituto alle tradizionali terapie.