28 maggio 2017
Aggiornato 20:00
Il pediatra risponde

Fino a che età si dovrebbe allattare un bambino?

Il dottor Luca Roasio a Diario Salute TV: «Studi dimostrano che più la mamma allatta il proprio bambino e più lui avrà la possibilità di essere autonomo, con una grande fiducia in sé e una buona capacità di essere indipendente. Quindi, allattiamo a lungo e con serenità»

L’allattamento è il dono più bello che una mamma può fare al proprio bambino. Tutti gli operatori sanitari a partire dal neonatologo, le puericultrici dell’ospedale, le infermiere pediatriche… tutti abbiamo a cuore questo discorso – spiega il dottor Luca Roasio, medico chirurgo specializzato in pediatria. Le mamme subito dopo il parto vengono seguite proprio per far sì che l’allattamento venga avviato.

Un dono d’amore
«L’allattamento è un dono d’amore, una relazione intima fra la mamma e il bambino per cui è impossibile fornire un timing e noi operatori sanitari non possiamo definire qual è il tempo giusto per allattare. Quindi, il messaggio che vorrei dare è quello di vivere l’allattamento come un momento unico che ogni mamma può avere nei confronti del proprio bambino», continua il dottor Roasio.   

Grandi vantaggi per la mamma
«Devo dire che ci sono molti, molti vantaggi. In primis per la mamma, perché previene la comparsa di tumori. E più la mamma allatta più mette a riposo il suo sistema endocrinologico. Per cui è molto importante che l’allattamento venga protratto finché la mamma è serena di farlo. Non deve esserci nessun senso di colpa. Allattare, infatti, non è viziare il proprio bambino, ma è donargli consolazione e nutrimento. Il termine nutrire, in questo caso, assume un significato completamente diverso: significa vivere in una simbiosi mamma/bambino che non è tipico solo degli esseri umani ma di tutti i mammiferi».

Mai mettere un tempo prestabilito
«Io non metterei un timing all’allattamento. Anzi, la mamma può allattare in modo esclusivo il più possibile – adesso si cerca di farlo almeno fino a sei mesi compiuti. Ma io sono dell’idea che si può pensare allo svezzamento solo nel momento in cui il bambino lo richiede. Svezzare, non vuole dire togliere un vizio ma significa dare al nostro piccolo la possibilità di sganciarsi dalla mamma e iniziare la sua strada. Il primo distacco dalla mamma è al momento del parto, però lo svezzamento è il momento in cui il piccolo deve essere davvero pronto a staccarsi. Magari per noi genitori i nostri bambini non sono mai pronti, però lo svezzamento deve essere vissuto con estrema serenità ed armonia».   

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    Non si tratta di un problema o una vera e propria malattia. Quindi non ci deve essere il timore che tale disturbo possa in qualche modo dare problemi al bambino anche in futuro. I consigli del pediatra Luca Roasio a Diario Salute Tv.

Comprendere quando un bambino è pronto per lo svezzamento
«Quando un piccolo è pronto, si staccherà, inizierà ad assaggiare i cibi, ma deve essere il più possibile un momento piacevole. Uno dei segnali che il piccolino può dare ai noi genitori o alla mamma per farci capire che è pronto è il lancio di alcuni oggetti. Questo ha lo scopo di far vedere al bambino cosa accade se lui stesso si allontana dalla mamma. Quindi è essenziale cogliere i segnali del nostro piccolo che in qualche modo ci invia. Il suo desiderio di autonomia è una fase molto positiva però va fatta bene e al momento giusto. Nulla vieta, infatti, che di notte quando il nostro piccolo ne sente la necessità, lo possiamo continuare ad allattare. L’OMS proporne di allattare fino a due anni e non c’è nessuna controindicazione.  Ci sono infatti tanti studi che dimostrano che più la mamma allatta il proprio bambino e più avrà la possibilità di essere autonomo, con una grande fiducia in sé e una buona capacità di essere indipendente. Quindi, allattiamo con serenità», conclude il dottor Luca Roasio.