24 maggio 2017
Aggiornato 04:00
Mamme e papà

Il bambino tarda a parlare: c’è da preoccuparsi?

Il dottor Luca Roasio spiega a Diario Salute TV perché il bambino potrebbe tardare a parlare e come intervenire

Assolutamente no! La prima cosa che mi verrebbe da dire – racconta il dottor Luca Roasio, medico chirurgo specializzato in pediatria – è di non stare a preoccuparsi sui tempi che i nostri figli si prendono per imparare a fare le cose che dovrebbero fare. Anche parlare è un’acquisizione che può avvenire anche un pochino più avanti. Non tutti i bambini parlano a un anno e mezzo o due e non tutti i bambini riescono a pronunciare correttamente le parole.

Nati per leggere
«Spesso succede che quando i genitori parlano due lingue in casa, i propri figli hanno bisogno di più tempo per organizzare tutto il discorso del linguaggio. Questo per dire che occorre che noi ci adeguiamo ai loro tempi. Inoltre è essenziale che leggiamo loro molte storie. Il consiglio che darei è quello di farlo sin dai primi mesi di vita. Esiste, infatti, il progetto nati per leggere ed è un discorso che viene addirittura affrontato durante i corsi pre-parto».

Osservare le funzioni cognitive
«E’ fondamentale essere consapevoli del fatto che il linguaggio è una situazione molto, molto complessa che mette insieme varie funzioni. E se noi fin da quando il bambino è piccolo lo abituiamo ad ascoltare mentre leggiamo, è dimostrato che riuscirà ad acquisire prima il linguaggio. Direi quindi di stare tranquilli ed eventualmente confrontarsi con il pediatra cercando di mettere insieme quelle che sono tutte le funzioni cognitive del nostro bambino. Se è tutto a posto e il bambino cresce in modo armonico dal punto di vista cognitivo, anche il linguaggio arriverà».

Il bambino può avere problemi di udito?
«Aggiungo ancora una cosa molto importante: in alcuni casi il ritardo del linguaggio potrebbe far pensare a un discorso di udito. Quindi è essenziale osservare se i rumori vengono percepiti correttamente dal bambino. A volte può essere necessario eseguire dei test specifici. Teniamo presente che tutti i neonati escono dal nido dopo aver eseguito uno specifico esame che si chiama le otto emissioni. Si tratta di uno screening che riesce a individuare i neonati con il rischio della sordità congenita. Tuttavia vi possono essere delle ipoacusie e difetti dell’apparato uditivo che potrebbero rivelarsi in seguito. Perciò anche un ritardo del linguaggio potrebbe essere approfondito in tale senso», conclude il dottor Roasio.